Petrolio e Kuwait rendono euforici i mercati, ma non durerà: analisi

04 gennaio 2017 ore 13:20, Luca Lippi
Dopo gli accordi siglati lo scorso 30 novembre, a valere dal 1 gennaio di quest’anno, in linea con le indicazioni dell’Opec anche il Kuwait annuncia il taglio della produzione. Il petrolio si porta sopra quota 54 dollari al barile sul mercato di New York. Le quotazioni dei futures con consegna a febbraio salgono fino a 54,20 dollari (+0,9%), mentre il Brent guadagna 32 cent a 57,14 dollari. Il Kuwait, secondo quanto ha riferito l'ad di Kuwait Oil Jamal Jaafer al quotidiano Al-Anba, ha ridotto la produzione di 130mila barili al giorno, a circa 2,75 milioni.
L’accordo complessivo prevede il taglio della produzione di 1,8 milioni di barili, non solo tra i rappresentanti delle nazioni Opec, ma anche tra le nazioni maggiormente impegnate nei processi di estrazione. C’è, però, da considerare che le tensioni in Medioriente potrebbero in qualsiasi momento alterare gli equilibri di questo accordo.
Cosa comporta il taglio della produzione di petrolio?
L’intesa dovrebbe mettere un fermo al prezzo del petrolio sull’area 45/50 dollari, mentre i movimenti al rialzo saranno ora determinati dalla produzione Usa di shale oil, che sta già risalendo, e dall’effettivo grado di compliance dell’Opec, visto che in passato ci sono stati annunci di tagli che poi nella realtà non sono stati implementati.

Petrolio e Kuwait rendono euforici i mercati, ma non durerà: analisi

Già nel 2016 il prezzo del Brent è salito del 56% e quello del Wti del 45%. A che livelli si attesterà il prezzo nel 2017? 
Le previsioni di analisti e gestori.
-Bank of America-Merrill Lynch: La stima del prezzo medio 2017 del Brent è 61 dollari al barile, con la possibilità di toccare un massimo di 70 dollari verso la metà dell'anno. Quello del Wti è invece di 59 dollari. A parere degli esperti " l'Arabia Saudita e gli altri Paesi del Golfo taglieranno la produzione di greggio in base a quanto stabilito, ma la Russia e altri Paesi potrebbero congelarla sui livelli attuali o ridurla solo in misura modesta".
-Barclays: Il prezzo medio del Wti è stimato 55 dollari al barile nel primo trimestre 2017. Si tratta di una previsione invariata rispetto a quelle precedenti, ma la quotazione del petrolio potrà essere spinta al ribasso dalle condizioni meteo, dall'aumento dell'offerta e dai margini reddituali più deboli. Nel secondo trimestre dovrebbe invece muoversi verso i 60 dollari, visto che la domanda sarà superiore all'offerta. Nell'intero 2017 il prezzo medio del Brent sarà 57 dollari e quello del Wti 56 dollari.
-Assiom Forex: Il Brent è stimato fra i 49 e i 55 dollari al barile nel breve termine, per poi tendere verso i 60 dollari nella migliore delle ipotesi alla fine di quest'anno.
-Sociètè Gènèrale: Il prezzo medio 2017 del petrolio Wti sarà di 54,8 dollari al barile, in crescita fino a 62,5 dollari nel 2018, sulla scia della rafforzata crescita economica globale,
-Deutsche Asset Management: La quotazione del Wti sarà intorno ai 58 dollari alla fine del 2017, in un clima di accentuata volatilità, a fronte di una domanda che è destinata a rimanere stabile.
La situazione oggi
In apparenza sembra che il petrolio stia trainando al rialzo i mercati, le quotazioni del Wti salgono sopra quota 54 dollari, mentre il Brent ha superato i 57 dollari. 
Una previsione realistica su dati oggettivi
Non è detto che la spinta al rialzo, nonostante l’impegno dell’Opec, riesca a ristabilire strutturalmente il prezzo del petrolio.
Anche se i Paesi dell’Opec terranno fede alla promessa di tagliare la propria produzione nei primi due o tre mesi del 2017, è improbabile che si continui ulteriormente. La situazione fiscale dei Paesi produttori di petrolio non può sostenere una diminuzione dei ricavi, dato che molti membri subiscono fortemente la pressione del prezzo del petrolio troppo basso.
Il prezzo del petrolio più alto rilancerà l’industria dello shale oil negli Stati Uniti, che tenterà di aumentare le esportazioni verso nuovi mercati, minacciando in tal modo l’entrata in mercati precedentemente dominati dalle nazioni del Medio Oriente. Poiché si tratta di una minaccia reale, i membri dell’Opec inizieranno a pompare freneticamente in tutta risposta, in modo da non perdere la propria quota di mercato sudata.
La crescita della domanda in Cina e India potrebbe non essere così favorevole come successo nel 2016. Mentre l’India è impegnata ad affrontare i demoni della demonetizzazione, la Cina ha inasprito le norme applicate sulle sue raffinerie teiera e le sue strutture di stoccaggio si stanno riempiendo. Entrambi questi eventi sono in grado di ridurre la crescita della domanda dai due Paesi principali ad alto consumo di petrolio greggio.
Un dollaro più forte, come previsto dalla maggior parte degli analisti, potrebbe frenare la domanda. Se gli Stati Uniti torneranno al protezionismo, l’inizio di guerre commerciali sembrerebbe probabile, situazione che minaccerebbe la ripresa globale, che a sua volta porterebbe ad una domanda di petrolio più bassa.
Tuttavia, nel primo trimestre 2017 il prezzo del petrolio potrebbe anche superare quota $60 al barile intanto che i Paesi dell’Opec tagliano la produzione come promesso, ma sarà solo una spinta temporanea. Questi livelli più alti sul prezzo del petrolio è improbabile che vengano mantenuti.

autore / Luca Lippi
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