Marchio iPhone "copiato" in Cina, Apple sconfitta: "Il melafonino nel 2007 sconosciuto ai cinesi""

04 maggio 2016 ore 21:22, Americo Mascarucci
Apple ha perso la causa riguardante l’esclusività del marchio "iPhone" in Cina. 
D’ora in poi l’azienda statunitense dovrà condividere il nome del suo prodotto di punta con quello di un’impresa di pelletteria cinese. 
Il caso è nato nel 2012, quando Apple si è rivolta all'autorità locale preposta alla protezione del trademark per segnalare quello che secondo il suo punto di vista era un illecito: la società cinese aveva registrato il marchio IPHONE (tutto maiuscolo) nel 2007 mentre Apple aveva presentato la stessa istanza nel 2002. L’organo statale ha respinto le accuse per due motivi: innanzitutto le categorie merceologiche cui fanno riferimento i due prodotti sono molto diverse; inoltre, nel 2007 il pubblico cinese non era ancora in grado di legare il marchio ai famosi smartphone, dal momento che quest’ultimo è stato commercializzato laggiù soltanto dal 2009. 
Xintong Tiandi Technology quindi non solo non avrebbe arrecato danni al gruppo Apple nel periodo antecedente, ma secondo l’autorità aveva anche tutto il diritto di appropriarsi del marchio anche per gli anni a venire. 

Marchio iPhone 'copiato' in Cina, Apple sconfitta: 'Il melafonino nel 2007 sconosciuto ai cinesi''
Delusa dal risultato, Apple si è rivolta al tribunale di Pechino, senza però ottenere il ribaltamento sperato. Secondo la Corte, Apple non è riuscita a dimostrare che nel 2007, anno di lancio dell'iPhone, il melafonino era un marchio famoso anche in Cina. 
Nel verdetto, l'Alta Corte di Pechino spiega che il gruppo fondato da Steve Jobs non può provare la conoscenza del marchio in Cina prima del 2007, quando la Xintong Tiandi aveva registrato il proprio marchio "IPhone" con la "I" maiuscola: gli smartphone della Apple sono in commercio in Cina solo a partire dal 2009 e solo tre anni piu' tardi aveva registrato il marchio "iPhone" in Cina. 
La Cina è il secondo più grande mercato mondiale per la Apple dopo gli Stati Uniti, anche se le vendite del primo trimestre nel paese sono scese del 26% rispetto all'anno precedente.

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