Per Dombrovskis passa la manovrina: "a occhio va bene"

04 maggio 2017 ore 16:18, Luca Lippi
Buone notizie per l’Itlaia, pare che al vicepresidente della Commissione europea la "manovrina" da 3,4 miliardi di euro varata dal governo Gentiloni per correggere i conti pubblici italiani piaccia. Valdis Dombrovskis ha giudicato l’operato dell’esecutivo soddisfacente valutando “a una prima occhiata” il raggiungimento dei 3,4 mld richiesti dalla Commissione all’Italia poiché non quadravano i conti. Tuttavia ora emerge un problema nuovo; secondo i calcoli dell'Ufficio parlamentare di bilancio nel suo Rapporto sulla programmazione di bilancio 2017, per mantenere gli obiettivi stabiliti a ottobre e disattivare completamente le clausole di salvaguardia sulle imposte indirette, dovrebbe  “predisporre, nei prossimi mesi, misure almeno pari a circa 1 punto percentuale di Pil nel 2018 e a circa 1,5 punti percentuali nel biennio successivo, senza peraltro considerare la necessità di finanziare gli ulteriori interventi annunciati a sostegno della crescita e dell'occupazione”.
Per Dombrovskis passa la manovrina: 'a occhio va bene'
Quindi la questione si divide, ed è prevedibile che se ne venga a capo solamente dopo le tronate elettorali europee più importanti, ammesso e non concesso, che nel tourbillon non si inserisca anche l’Italia.
In sostanza il buco per cui è stata necessaria la ‘manovrina’ è stato turato, però rimane molto aperto il rischio che l'Italia rispetti o meno il Patto di stabilità europeo, ovvero le regole sul bilancio pubblico.
Secondo gli economisti guidati da Giuseppe Pisauro, il Def "presenta un quadro ancora indefinito sulle misure di correzione da adottare per il raggiungimento" degli obiettivi di bilancio per il 2018, il 2019 e il 2020. Nel rapporto sulla programmazione di Bilancio 2017 si ricorda che centrare gli obiettivi programmatici stabiliti nell'ottobre scorso e "la disattivazione completa delle clausole di salvaguardia (ovvero l'aumento dell'Iva e delle accise) determinerebbero "la necessità di predisporre, nei prossimi mesi, misure almeno pari a circa 1 punto percentuale di Pil nel 2018 (circa 17 miliardi, ndr) e a circa 1,5 punti percentuali nel biennio successivo", oltre alle risorse per sostenere la crescita e l'occupazione. Questo è il quadro dipinto dall'Upb nel rapporto sulla nuova programmazione di Bilancio contenuto nel Def.
A volere essere pignoli, già Unimpresa ha tracciato il futuro dei conti italiani, e così come sospetta L’Upb, i conti purtroppo tornano, e sono tutti a sfavore del nostro Paese.
Aumenteranno di 11 miliardi di euro le entrate nel 2018 e la spesa pubblica salirà di quasi 10 miliardi. L’anno prossimo il totale delle entrate nelle casse dello Stato sfiorerà quota 800 miliardi in salita del’1,41% rispetto al 2017, mentre dalle finanze pubbliche usciranno 839 miliardi con un incremento dell’1,19%. Sul fronte delle imposte, si registrerà un aumento di 3,2 miliardi (+0,66%) dovuto a una salita del prelievo “indiretto” (Iva, in particolare) di 4,9 miliardi (+2,04%), a una crescita di 600 milioni di quello indiretto (+0,24%) e a una riduzione di 2,2 miliardi di altri balzelli (-44,10%).
Secondo l’analisi del Centro studi di Unimpresa , realizzata sulla base del Def dell’11 aprile, il totale delle entrate tributarie si attesterà a quota 499,1 miliardi alla fine del 2017; di questi, 249 miliardi sono le imposte dirette (come Irpef, Ires, Irap, Imu), 247,1 miliardi le indirette (come Iva, accise, registro) e 2,9 miliardi le altre in “conto capitale“. Si tratta di una voce del bilancio pubblico che salirà a 519,5 miliardi nel 2018 (rispettivamente 245,6 miliardi, 272,9 miliardi e 915 milioni), a 533,3 miliardi nel 2019 (rispettivamente 251,2 miliardi, 281,1 miliardi e 922 milioni), a 541,9 miliardi nel 2020 (rispettivamente 255 miliardi, 285,9 miliardi e 931 milioni). Complessivamente, considerano la variazione di ciascun anno del quadriennio in esame rispetto al 2016, l’aumento delle entrate tributarie nelle casse dello Stato sarà pari a 46 miliardi (+9,29%): le imposte dirette cresceranno di 6,5 miliardi (+2,65%), le indirette di 43,7 miliardi (18,07%) e le altre si ridurranno di 4,2 miliardi (-82,09%).
Cresceranno anche le entrate relative a contributi sociali (previdenza e assistenza): dai 224,5 miliardi del 2017 si passerà ai 232,8 miliardi del 2018, ai 241,7 miliardi del 2019, ai 247,4 miliardi del 2020. L’incremento complessivo di questa voce, che ha effetti sul costo del lavoro per le imprese, sarà pari a 25,9 miliardi (+11,73%). In salita, poi, anche le altre entrate correnti per 5,2 miliardi (+7,41%). Ne consegue che il totale delle entrate dello Stato aumenterà di 77,3 miliardi (+9,81%) rispetto al 2016 nei prossimi quattro anni: dai 799,5 miliardi del 2017 si passerà agli 826,5 miliardi del 2018, agli 850,6 miliardi del 2019 e agli 865,8 miliardi del 2020.
In conclusione, le entrate aumentano (alla faccia della pressione fiscale che non è stata aumentata) ma nessun investimento può essere fatto perché le spese dello stato erodono ogni entrata. Detto questo, i redditi diminuiscono e per la teoria della curva di Laffer, o per essere più chiari per colpa dell’auterity, a una elevata pressione fiscale non corrisponde sempre un aumento del gettito, quindi delle entrate. Anzi, più spesso accade il contrario. E quindi tenderanno a saltare anche i saldi di bilancio dei prossimi anni. Per questo motivo l’Upb non vede luce e paventa una nuova manovrina-ona a stretto giro.

#Manovra #Dombrovskis #Upb #Unimpresa
autore / Luca Lippi
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