Che fine ha fatto Giuliana Sgrena?

04 ottobre 2017 ore 11:50, intelligo
Come è iniziata una brutta storia… E’ il 5 di gennaio del 2005, quando nella zona universitaria di Baghdad, vengono rapiti la giornalista francese di Libération, Florence Aubenas e il suo autista. Libération, come tutti sanno, è uno dei giornali di sinistra più autorevoli e influenti al mondo, e il rapimento dell’Aubenas cancella definitivamente l’idea che i giornalisti generalmente contrari alla politica di Bush e degli Stati Uniti in Iraq, e più in generale nello scacchiere mediorientale, siano in un certo senso “protetti” dalla loro appartenenza ideologica. 

Quello è un periodaccio per tutti gli occidentali in Iraq, e i giornalisti non godono di particolari riguardi. Così  vari ministeri degli Esteri europei diramano delle direttive in cui chiedono a tutti i loro cittadini impegnati nell’area per ragioni diverse, di limitare quanto più possibile i propri spostamenti e comunque di non lasciare mai la cosiddetta “zona verde” di Baghdad.  Quasi tutti si adeguano, e i giornalisti cercano di creare le loro corrispondenze senza infilarsi in situazioni pericolose sia per loro che per chi, nel caso le cose vadano male, debbano poi andare a soccorrerli. Giuliana Sgrena, giornalista de Il Manifesto dal 1988, si avventura nello stesso quartiere dove è stata rapita la  collega Aubenas, diretta alla moschea di al-Mustafah dove qualcuno dei suoi contatti le ha promesso probabilmente interviste. Ma, come c’era da aspettarsi, si tratta di una trappola. E’ il 4 febbraio 2005 quando l’Organizzazione del Jihad islamico la rapisce.   
Che fine ha fatto Giuliana Sgrena?
E in Italia, di conseguenza, si attiva la macchina del recupero ostaggi. Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che aveva conferito alla Sgrena nel 2003 il titolo di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana per la sua attività di giornalista e scrittrice, invoca con ripetuti appelli la sua liberazione. La nostra diplomazia e, in modo più sotterraneo, i nostri servizi, lavorano per riavere l’ostaggio indietro. Un riscatto non sarà poi mai ammesso.   
E alla fine, la liberazione arriva proprio un mese dopo il rapimento, il 4 marzo 2005, ma non tutto va bene. Anzi, ci scappa il morto, un coraggioso servitore dello Stato, Nicola Callipari, che rimane ufficialmente vittima di fuoco amico. Sta infatti scortando la Sgrena verso l’aeroporto, quando l’auto su cui si trovano viene colpita da svariate raffiche di mitra sparate da una pattuglia americana di servizio su una strada di accesso alla zona aeroportuale. Secondo la versione ufficiale,  nel buio della notte i soldati americani scambiano l’auto dei nostri servizi per un veicolo nemico con esplosivo a  bordo intenzionato a far saltare il posto di blocco.  Intanto, in Italia, il ministro degli Esteri dell’epoca, Gianfranco Fini, appoggiato dal Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, fa sapere che nessun riscatto è stato pagato, ma che la liberazione della Sgrena è frutto del lavoro dei servizi italiani in accordo con quelli americani. Non tutti sono d’accordo con questa ricostruzione e, con articoli e libri, sulla vicenda vengono sparsi fiumi d’inchiostro.

Tra gli altri, Marco Gregoretti, giornalista di inchiesta e investigativo, scrive un articolo molto approfondito in cui narra le rivelazioni di un certo Mister X, il nome reale è coperto da segreto, a suo dire uno dei responsabili del servizio antiterrorismo della Nato istituito dopo l’attentato alla stazione Atocha di Madrid. L’uomo dice che per la liberazione della giornalista sono stati stanziati cinque milioni di euro. Secondo Mister X "i soldati americani di guardia ai tre check-point che dovevamo superare, […], erano informati del passaggio della nostra macchina. Invece tra il secondo e il terzo anello, in una delle zone che noi stessi avevamo segnalato come tra le più pericolose, veniamo fermati" e la storia diventa un'altra. 
Al di là di tutto ciò, in seguito, terminato il clamore, Giuliana Sgrena sarà candidata per le elezioni europee del 2009 con Sinistra e Libertà, ma non eletta, e nel Congresso fondante del partito a dicembre dello stesso anno verrà inserita nel coordinamento nazionale del nascente Sinistra Ecologia Libertà, di cui negli anni seguenti fa parte dell'Assemblea nazionale. In seguito verrà candidata anche alle elezioni europee del 2014 per la lista L'Altra Europa con Tsipras nella Circoscrizione Italia Nord-Occidentale (che raccoglie i collegi di Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia e Liguria), ottenendo 30.863 preferenze ma senza riuscire ad essere eletta. Continuerà così il suo lavoro di giornalista che prosegue tutt’ora insieme a quello di scrittrice, non restando però mai troppo a lungo lontana dalle polemiche. Le ultime le scatenerà nel 2014, quando qualcuno paragonerà la sua liberazione al mancato recupero dei due fucilieri di marina e lei sentirà il bisogno di prenderne le distanze.  

di Anna Paratore 

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