E-cig: Anafe chiede aiuto a Politica e Scienza per ridurre rischi da fumo

04 ottobre 2017 ore 15:29, Luca Lippi
L’uso della sigaretta elettronica è ancora al centro di analisi da parte degli esperti. Come in tutte le cose ci sono i pro e i contro. Abbiamo già affrontato qui un aspetto sull’argomento. Ora l’approfondimento viene offerto direttamente dall’Anafe che chiede il conforto della comunità scientifica e della classe politica. Sicuramente ci sono criticità nell’uso della sigaretta elettronica, tuttavia è ineccepibile il fatto che il suo uso riduca drasticamente i danni dall’uso del tabacco e i rischi che ne derivano. 
L’argomento è stato dibattuto al convegno organizzato da Anafe in collaborazione con l’intergruppo parlamentare per la sigaretta elettronica.
E-cig: Anafe chiede aiuto a Politica e Scienza per ridurre rischi da fumo

COME INVITARE A SMETTERE DI FUMARE
Il professor Fabio Beatrice, direttore di Otorinolaringoiatria dell’ospedale San Giovanni Bosco a Torino, ha introdotto il focus della questione. I fumatori oltre il fatto di danneggiare i loro polmoni con le bionde hanno anche problemi legati alla gestualità e al tenore di vita che conducono. Non è facile  invitarli semplicemente a smettere, entrano in campo diverse forze che dovrebbero coesistere per indurre il fumatore a ridurre e smettere di fumare. Ha dichiarato Beatrice: “Se un fumatore non riesce a smettere di fumare, bisogna fargli una proposta ricevibile e cioè consigliare un metodo che gli consenta di continuare ad assumere nicotina, senza i danni derivanti dalla combustione di tabacco“. Ha anche aggiunto il professore: “Troppo spesso  i fumatori appaiono abbandonati, se non ghettizzati, mentre ci si concentra sui divieti o su questioni fiscali. Anche a causa di questa impostazione si perde l’occasione di aiutare  gli 11,5 milioni di tabagisti italiani che continuano ad ammalarsi e, purtroppo, a morire”. 
UN ESEMPIO DA SEGUIRE
Beatrice cita la Gran Bretagna come Paese virtuoso nell’accompagnare il fumatore a dirottare le sue attenzioni verso alternative concrete alle bionde, senza passare per obblighi e divieti che in un animo stressato e combattuto svolgono solo la funzione coercitiva. Public Health England ha lanciato una campagna di sensibilizzazione a sostegno dei prodotti a rischio ridotto. Ha spiegato il professor Beatrice: “E’ la combustione la principale responsabile della tossicità delle sigarette. I fumatori che non sono riusciti a smettere con i metodi tradizionali dovrebbero essere indirizzati verso la sigaretta elettronica, che è del 95% meno dannosa della sigaretta normale. D’altra parte, l’e-cig e i riscaldatori non dovrebbero essere inquadrati solo come strumenti medicali di sostegno alla cessazione, ma più semplicemente in un processo di sostituzione della sigaretta, con l’obiettivo ultimo di ridurre le malattie fumo-correlate e i decessi. Sta ai decisori di immaginare e pianificare un futuro senza sigarette”.

I DECISORI SCENDONO IN CAMPO
Al convegno, i membri presenti componenti dell’Intergruppo parlamentare per la sigaretta elettronica, hanno raccolto l’invito dell’accademico torinese. A tale proposito il Presidente dell’Intergruppo Ignazio Abrignani ha dichiarato: “E’ compito della politica prendere consapevolezza del fatto che tutti i nuovi prodotti a rischio ridotto, a cominciare dalle e-cig, vanno tutelati non tanto come strumento per smettere di fumare, ma proprio come strumento per la riduzione del rischio rispetto alle sigarette tradizionali”. Ha poi analizzato anche l’opportunita di rivedere l’aspetto fiscale dell’oggetto: “L’aspetto fiscale è senza dubbio centrale. E’ necessaria una tassazione sostenibile, ma è opportuno attendere il pronunciamento della Corte Costituzionale che dovrà decidere la cornice entro la quale sarà opportuno e giusto muoversi”. 
Abrignani si è poi rivolto direttamente alle aziende del settore: “La politica deve fare la sua parte. Ma anche il mercato e le imprese devono garantire alle istituzioni il proprio sostegno, contribuendo ad individuare con i decisori pubblici le priorità e la direzione da percorrere. In definitiva  tutti devono fare, ciascuno nel proprio ruolo, la propria parte. Per farlo, lancio la proposta di un’associazione del rischio ridotto che si faccia promotrice di queste istanze”.

IL PARERE DEI PRODUTTORI
Massimiliano Mancini, presidente di Anafe–Confindustria ha specificato: “Il tema medico-scientifico è strettamente legato a quello fiscale. Attendiamo con rispetto il pronunciamento della Corte Costituzionale. Ma se un prodotto fa meno male, deve essere incentivato anzitutto attraverso una tassazione agevolata, legittima sotto il profilo costituzionale, sostenibile e coerente con gli interessi delle aziende che vogliono svilupparsi, fare investimenti e creare occupazione. La filiera industriale è pronta a fare la sua parte. Abbiamo avviato una nuova stagione di confronto con le istituzioni, fatta di dialogo e ascolto reciproco, che auspichiamo ci consenta di raggiungere quei risultati che in passato ci sono stati preclusi. Il convegno di oggi non è un punto d’arrivo, ma un nuovo inizio”. 
Anche il vice presidente di Anafe, Umberto Roccatti si è dichiarato fiducioso sul parere della Consulta, in virtù del fatto “soprattutto perché non si può pensare che lo Stato possa continuare a chiedere un’accisa già in parte definita anticostituzionale su un prodotto che, se incentivato, gioverebbe alla salute di milioni di persone e al contempo alla floridità della sanità pubblica“.

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autore / Luca Lippi
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