Ruffalo sbanca a Venezia con 'Spotlight' sui preti pedofili

04 settembre 2015, Americo Mascarucci
Ruffalo sbanca a Venezia con 'Spotlight' sui preti pedofili
Un omaggio al giornalismo di inchiesta e nel contempo una forte denuncia contro la pedofilia nel clero

Questi gli ingredienti principali di Spotlight il film presentato alla mostra del cinema di Venezia 72 che racconta dell’attività di un gruppo di giornalisti impegnati a denunciare l’insabbiamento, da parte della Chiesa Cattolica, di diversi casi di pedofilia compiuti da sacerdoti.  Il regista del film denuncia, che ha fra i suoi interpreti Mark Ruffalo e Stanley Tucci, Michael Keaton, Rachel McAdams, Liev Schreiber e John Slattery, è Tom McCarthy, regista de L'ospite inatteso ma anche sceneggiatore del cartoon Up e interprete di commedie come Vi presento i nostri, il quale ha dichiarato: 

"Spero che il Papa e tutti i cardinali vedano questo film ma nonostante abbia grandi speranze in Papa Francesco rimango pessimista. Io sono stato educato dalla mia famiglia nella religione cattolica e ho molto rispetto e ammirazione per quel che fanno certi sacerdoti, questo film non è un attacco alla Chiesa cattolica ma è una storia che andava raccontata. Soltanto il tempo ci dirà se quello che è stato fatto è sufficiente".

Evidentemente per l’eminente regista tutto ciò che la Chiesa ha fatto in questi anni con Benedetto XVI prima e Francesco successivamente non è stato sufficiente; i vescovi, i sacerdoti e persino i cardinali puniti perché ritenuti responsabili di abusi su minori (vedi l’arresto dell’arcivescovo polacco Jozef  Wesolowski, disposto da Bergoglio e l’elenco dei preti sospesi a divinis o ridotti allo stato laicale) sono forse insignificanti dettagli? Le nuove norme di contrasto alla pedofilia redatte anche con il contributo delle vittime degli abusi che obbligano i vescovi a denunciare i preti pedofili dietro la minaccia di severi provvedimenti canonici, sono forse provvedimenti all’acqua di rose? Che altro occorre? L’introduzione della pena capitale? 

Più realista è invece Stanley Tucci che, pervaso da entusiasmo bergogliano, ha commentato: "Se qualcuno riuscirà a fermare gli abusi sarà lui, Papa Francesco. È straordinario e ha fatto per questo problema quello che nessun altro ha fatto in tutti i secoli precedenti". 

Meno male che qualcuno se ne è accorto, anche se sempre più spesso si dimentica il ruolo fondamentale e decisivo di Ratzinger, perché è stato proprio il Papa emerito negli anni del pontificato ad intraprendere una lotta serrata alla pedofilia nel clero e a fissare le prime regole contro gli abusi.  

Il film racconta la storia di un gruppo di giornalisti che ricevono il premio Pulitzer grazie ad un’attività d’inchiesta rivolta a denunciare l’insabbiamento da parte delle gerarchie cattoliche di numerosi casi di pedofilia compiuti da sacerdoti a Boston. In pratica si tratterebbe della storia del vescovo Law (quello per intenderci che Francesco fece allontanare dalla Basilica di Santa Maria Maggiore, comunicandogli di non essere gradito alla vista del Papa) il quale, quando pare patteggiasse con i familiari delle vittime un rimborso trattandosi per lo più di famiglie disagiate, trasferendo temporaneamente i sacerdoti per poi rimetterli al loro posto. 

Una pratica durata per anni e alla quale la Chiesa ha messo fine con forza. Forse ha ragione il regista, sarà il tempo a dimostrare se ciò che si sta facendo è sufficiente. 

Già, il tempo, con la speranza che non abbia il paraocchi del pregiudizio anticlericale.  

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