Alitalia, oltre lo sciopero i punti che non tornano

05 aprile 2017 ore 17:17, Luca Lippi
Cancellati oltre il 60% dei voli per l’agitazione sindacale di Alitalia che ha paralizzato il traffico sereo tricolore. Lo sciopero è contro il piano industriale presentato dalla compagnia che prevede pesanti tagli al personale e alle retribuzioni. 
Lo sciopero odierno, così come si legge in una nota di UilTrasportiPer dire 'NO' a un piano industriale non credibile e che mira alla sola sopravvivenza di brevissimo periodo senza gettare alcuna base di rilancio. Per il tentativo di ricatto che vorrebbe che i lavoratori si assumessero loro la responsabilità del fallimento del progetto 'Compagnia a cinque stelle' varato nel 2014 dalla gestione Etihad. Perché nella trattativa che partirà il 6 aprile, azionisti e Governo facciano la loro parte per far sì che Alitalia esca da questa crisi senza far pagare ai lavoratori un conto che non spetta loro pagare".
I numeri della trattativa
Il piano industriale presentato lo scorso 17 marzo da Alitalia ai sindacati prevede:
-2.037 esuberi
-Un taglio di circa un terzo delle retribuzioni (32% per i piloti, 28% assistenti di volo corto-medio raggio e 22% per assistenti su voli a lungo raggio)
-Una riduzione della flotta di aerei a medio raggio a fronte dell'arrivo di 7 velivoli a lungo raggio nell'arco del piano 2017-2021 
Riguardo alla flotta, l'Alitalia ha chiarito che dei 20 aeroplani destinati a uscire 13 sono già inutilizzati. E' stato poi annunciato che, nell'arco di piano, la flotta a medio raggio sarebbe potenziata con l'arrivo di 7 nuovi aerei.
Sul fronte degli esuberi, tutti relativi al personale di terra:
-1.338 riguardavano i contratti a tempo indeterminato (633 dovrebbero uscire dall'azienda per l'esternalizzazione delle relative attività)
-558 i contratti a tempo determinato (103 per esternalizzazione)
-141 il personale all'estero (77 dei quali nelle attività destinate a essere cedute in outsourcing).
In altre parole, 813 lavoratori dovrebbero uscire da Alitalia per continuare a svolgere la stessa attività ma per un'azienda diversa.
La perdita di posti di lavoro riguarderebbe 1.224 dipendenti:
-705 a tempo indeterminato
-455 con contratto a termine
-64 all'estero
Alitalia, oltre lo sciopero i punti che non tornano
GLI SPRECHI AL NETTO DEL PERSONALE
Non si ferma il lavoro del manager australiano Cramen Ball per risollevare le sorti della compagnia che continua a perdere oltre 500mila euro al giorno: mentre prosegue la ricerca di nuovi accordi commerciali, è partito da gennaio un piano di tagli (escluso il costo del personale) che prevede almeno 160 milioni di euro (poi diventati 400 milioni) di risparmi nel 2017.
Durante il consiglio di amministrazione Ball ha illustrato ai consiglieri un’ “approfondita analisi” dei punti chiave del piano industriale. E li ha anche informati del piano, già avviato, di una “drastica riduzione dei costi”, che prevede un risparmio già identificato (ma non relativo al costo del personale) di almeno 160 milioni (poi subilto diventati 400) di euro nel 2017: si tratta di ‘sacche di sprechi’ individuate in vari settori, come fornitori, leasing e partner commerciali, frutto della ricognizione che Ball aveva chiesto di avviare nel cda del 22 dicembre scorso.

NUBI ALL’ORIZZONTE?
La notizia che non è stata abbastanza “valutata” è che Etihad Airways ha annunciato che il presidente e amministratore delegato, James Hogan, lascerà il suo incarico nella seconda metà 2017, dopo aver guidato per più di 10 anni lo sviluppo della compagnia. Etihad Airways, la compagnia aerea controllata dal governo di Abu Dhabi e che controlla Alitalia, ha spiegato in una nota che l’uscita di Hogan fa parte di un “processo di transizione”, avviato dal consiglio di amministrazione e dallo stesso Hogan. La compagnia aerea ha fatto sapere che è già stata avviata la ricerca a livello globale per il nuovo Ceo così come per il responsabile finanziario del gruppo, visto che anche l’attuale Cfo (responsabile della gestione finanziaria) James Rigney lascerà il gruppo insieme a Hogan. Contemporaneamente Etihad ha fatto sapere che intende restare vicina ai partner in difficoltà Air Berlin e Alitalia. Affidandosi al detto “excusatio non petita…”, se Etihad assicura di rimanere vicina ai partner in difficoltà, perché toglie i suoi uomini dal consiglio di amministrazione di Alitalia?

CHE FANNO I SOCI?
Unicredit e Intesa, principalmente sono anche pronti a finanziare il piano di ristrutturazione della compagnia, non dimentichiamo che c’è un problema tutto italiano di soci e creditori contemporaneamente. Quindi nulla osta che se il piano di risanamento così com’è non è sufficiente, non lo sarà neanche dopo questo sciopero. Il problema è che lo Stato dovrà mettere nuovamente le mani nelle tasche degli italiani per salvare un carrozzone che fa acqua da tutte le parti.
A questo punto il nodo è proprio il taglio del personale; gli esuberi si stimano tra i 1.600 ed i 2.000 dipendenti, senza contare gli effetti sull’indotto.  “Bene sul contratto ma ora serve il piano perché quale sia il destino di Alitalia è ancora tutt’altro che chiaro e ci piacerebbe anche capire se questo governo ha una politica dei trasporti”, ha sottolineato a fine febbraio Susanna Camusso, leader della Cgil.

LA SITUAZIONE REALE
L’ipotesi, per ora sottotraccia, è che le banche possano impegnarsi mettendo liquidità soltanto conferendola in un fondo con la garanzia dello Stato. Così in caso di perdite sarebbe il Tesoro a coprire. 
Il fallimento di Alitalia, secondo fonti vicine al dossier, significherebbero un esborso per lo Stato di almeno 10 miliardi. Comporterebbe 7.500 esuberi sui 12mila dipendenti attuali. Avrebbe ripercussioni sociali enormi in termini di sussidi e di assegni di ricollocazione. Significherebbe un impatto sul Pil italiano di difficile quantificazione, perché è complicato calcolare l’effetto sull’export italiano e le ricadute sul turismo.
In sostanza il Governo è quasi sotto ricatto, e quindi i numeri del piano (sciopero o non sciopero) rimangono un colpo allo stomaco per i confederali: un sesto del personale in esubero, impiegati negli uffici e agli imbarchi, tagli in busta paga tra il 22 e il 32% in funzione del ruolo. La sensazione è che questi numeri difficilmente reggeranno alla prova dei fatti. Se reggessero Alitalia sarebbe pronta persino a diventare la pedina di un disegno più ampio che coinvolgerebbe, tramite Etihad, anche la tedesca Lufthansa.

#Alitalia #Sciopero #SituazioneReale #InterventoStato
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...