Google senza ricorrere versa al Fisco 306mln: gli altri casi

05 maggio 2017 ore 13:36, Luca Lippi
Google non discute e versa 306 milioni al Fisco italiano per imposte contestate come mai versate dal colosso statunitense. È una somma piuttosto importante, ma più importante è il fatto che non c’è stato contenzioso, e quindi nessuna chiusura a stralcio come tante (troppe) che graziato colossi transnazionali salvati dal Fisco italico col pagamento di importi irrisori rispetto alle cifre contestate per la voracità crescente del bilancio dello Stato che versa in condizioni comatose.
I precedenti illustri: nella lista delle società soggette ad accertamenti spunta poi la statunitense Western Digital, tra le aziende leader nella tecnologia per hard disk. Lo schema è sempre il solito; i profitti realizzati in Italia dalla multinazionale, sarebbero contabilizzati da società con sede in Irlanda o in altri Paesi dove la pressione fiscale è più favorevole. Nel 2014 Facebook ha versato all'Agenzia delle Entrate 305mila euro, Apple 4,2 milioni, Twitter 40mila euro, Amazon 1,8 milioni e Google 2,1 milioni anche se poi nel nostro Paese fattura circa due miliardi.
Google senza ricorrere versa al Fisco 306mln: gli altri casi
Quanto a eBay, due anni fa non risultavano incassi per il nostro fisco anche se la società di aste online qui da noi aveva registrato 1 milione di ricavi. I big di Internet si difendono sostenendo che è tutto regolare: le filiali italiane forniscono solo servizi di marketing alle società registrate a Dublino o a Lussemburgo.
Di certo, fin dai primi passi della loro rapida espansione, i colossi del web hanno studiato le regole tributarie europee e si sono dati la struttura fiscale 'più efficiente possibile', come ripetono i loro manager di fronte alle crescenti accuse di eludere le tasse. 
In pratica, hanno ridotto al minimo il prelievo che il fisco può far loro in Paesi dove hanno milioni di clienti e dove i rispettivi business si sono diffusi a macchia d'olio, come Gran Bretagna, Germania, Francia e Italia. Le loro attività ufficiali, al contrario, le hanno concentrate nelle legislazioni fiscalmente più convenienti.
Sulle attività di Amazon sarebbero in corso accertamenti della Guardia di finanza ed è stato aperto un fascicolo d'inchiesta (al momento a carico di ignoti e senza ipotesi di reato) dopo una segnalazione preliminare da parte dell'Agenzia delle Entrate. Il primo maggio del 2015 il colosso dell'e-commerce ha comunque aperto la Partita Iva italiana mentre prima le vendite erano gestite dalla casa madre in Lussemburgo.
Anche Apple non è stata risparmiata dall’occhio vigile (ma poi clemente) del Fisco italiano, ha versato 318 milioni di euro all'Agenzia delle Entrate, nell'ambito del procedimento con al centro una presunta evasione fiscale con un mancato versamento dell'Ires per un totale di circa 879 milioni di euro in cinque anni, dal 2008 al 2013.  La notizia è che Apple ha risparmiato 550 milioni di euro. Perché nelle casse statali è finito (o dovrà ancora essere versata la sanzione!) solo un terzo della cifra contestata ma è su questa somma che l'Erario ha raggiunto un accordo con il gruppo americano.
Tornando a Google e l’attualità, la multinazionale californiana ammette di aver versato meno di quanto dovuto, accettando di pagare una somma che comprende tutte le imposte contestate. 
Più in dettaglio, l’accertamento nasce dalle indagini fiscali condotte dalla Guardia di Finanza e coordinate dalla Procura della Repubblica di Milano, relative al periodo tra il 2009 e il 2013. Il comuncato dellAgenzia delle Entrate dice che la somma di 306 milioni di euro comprende anche importi relativi al biennio 2014 e 2015 e a un vecchio contenzioso relativo al periodo 2002 2006. 
Gli importi sono "complessivamente riferibili sia a Google Italy che a Google Ireland": la nota delle Entrate non entra nei dettagli, ma è la società di Mountain View a specificare che sarebbero riferibili all’Italia 303 milioni e a Google Ireland i restanti tre milioni. Dal punto di vista dell’azienda, questo equivale in qualche modo a rivendicare una sostanziale correttezza sul nodo più delicato della faccenda, ovvero quali attività siano comunque tassabili nel nostro Paese pur se formalmente riferite al quartier generale europeo di Dublino.

#Fisco #Google #AgenziadelleEntrate

autore / Luca Lippi
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