Sanità in tilt, medici e infermieri in sciopero contro "lo scaribarile": i numeri della protesta

05 novembre 2015 ore 12:31, Marta Moriconi
Sanità in tilt, medici e infermieri in sciopero contro 'lo scaribarile': i numeri della protesta
Due date sono importanti per i medici. E per due motivi diversi. C'è lo sciopero del 16 dicembre e lo stop il 25 novembre ai turni massacranti in ospedale notturni. Mai più un medico entrerà in ospedale alle 20 e uscirà di mattina. 

Sono state infatti decise le regole: 48 ore a settimana massimo, mai più di 13 ore di seguito, riposo minimo di 11 ore. 
Se fino ad ora le deroghe avevano regolato le corsi, ora l’Italia ha dovuto recepire la direttiva europea del 2003 sui camici bianchi, che seppure norma il lavoro, non bada alla la carenza di personale e ai pronto soccorso in tilt in Italia, come ha allertato il Simeu proprio ora.

"Da circa un mese nei pronto soccorso italiani si è accentuato il problema cronico del sovraffollamento, conseguente all'impossibilità di ricoverare i pazienti in ospedale per mancanza di posti letto; la permanenza media in barella è di oltre 24 ore in molti ospedali metropolitani, con punte di alcuni giorni, a fronte di standard di 4-6 ore stabiliti in altri paesi con sistemi sanitari ad accesso universale come Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda, Canada". Ha accusato Alfonso Cibinel, Presidente nazionale della Società italiana della medicina di emergenza-urgenza (Simeu), in vista del Simposio nazionale ‘Il pronto soccorso e la folla. Analisi del sistema e proposte per un pronto soccorso accogliente, efficace e sostenibile’ che si svolgerà il 6 novembre a Roma nell’ambito del VII congresso regionale Simeu lazio.

Dunque, la scoperta non scoperta, è che gli ospedali rischiano il caos. E questo perché l’Italia recepisce con ritardo la direttiva europea del 2003 che stabilisce gli orari di lavoro dei camici bianchi (fino ad oggi si è andati avanti con deroghe). A pesare sulla sanità c'è poi in cantiere l'ultimo allarme Consulcesi che avverte  migliaia di medici sarebbero pronti a una class action per ottenere un risarcimento per le ore lavorate e non pagate dal 2003 a oggi (3 milioni di euro stimati).

Aspettando il processo, potremmo dire, ecco l’annunciato sciopero generale del prossimo 16 dicembre contro il “grave e perdurante disagio ai cittadini da politiche orientate esclusivamente a una gestione contabile del Servizio sanitario nazionale”. 

E intanto tutti gli uomini meritano le cure. Anche coloro che sono definiti dalla legge "irregolari" e in un periodo di migrazione di massa il problema, va da sè, pesa abbondantemente sul sistema.

La Costituzione italiana tutela la salute, un diritto che deve essere garantito a tutti, anche a coloro che non sono in regola con le norme relative all’ingresso e al soggiorno nel nostro Paese. Ai cittadini extracomunitari privi di permesso di soggiorno sono assicurate, presso le strutture pubbliche e private accreditate, le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti ed essenziali, cioè che non possono essere rimandate senza pericolo di vita o danno per la salute della persona, anche in modo continuativo per malattia e infortunio e gli interventi di medicina preventiva a tutela della salute individuale o collettiva. Un diritto sacrosanto, anche per chi al Paese fa del bene, come dicono recenti studi. Lungi dunque da noi definire le persone in base a categorie reali o presunte, ma una cosa è certa: all'aumentare della richiesta deve corrispondere un aumento dell'offerta. Altrimenti si crea un cortocircuito che fa arrabbiare tutti e può, nel medio e lungo termine, creare anche tensioni sociali di difficile soluzione. 
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