Senato elettivo, parla la Finocchiaro per non "ripartire da zero"

06 agosto 2015, Lucia Bigozzi
Senato elettivo, parla la Finocchiaro per non 'ripartire da zero'
Anna Finocchiaro in avanscoperta. Un po’ come la ‘piccola vedetta lombarda’. La mission è saggiare il terreno – parlamentare – sulla madre di tutte le riforme che da settembre tornerà il tormentone del governo renziano: il Senato elettivo. Dunque riforma costituzionale che porta con sé anche la revisione del Titolo V. 

Spetta proprio a lei, dall’alto del suo ruolo di presidente della Commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama preparare un argine robusto, ovvero in grado di tenere alla tempesta, anzi al Vietnam parlamentare che non solo le opposizioni (con la Lega in testa che con Calderoli ha annunciato oltre cinquecentomila emendamenti) ma anche e soprattutto i venticinque senatori dem 'ribelli’ promettono di scatenare. Il nodo su quale le barricate sono già pronte è sempre lo stesso: l’elezione diretta dei senatori.
Ma qual è la nuova frontiera? Sta tutta in un emendamento, guarda caso presentato dalla minoranza dem, nel quale si propone il mantenimento dell’elezione diretta. L’opposto di quanto scritto nel testo della legge peraltro già approvata dalla Camera in terza lettura, ovvero elezione di secondo grado assegnata direttamente alle Regioni. 

L’emendamento verrà discusso nella Commissione di cui la Finocchiaro è presidente ma la novità è che il presidente del Senato Piero Grasso avrebbe espresso l’intenzione di giudicare ammissibile l’emendamento. Va da sé che se la ‘correzione’ dovesse passare, considerando anche i numeri ballerini della maggioranza, si smonterebbe il cuore della riforma renziana e si ripartirebbe da capo. 

Di qui il match Grasso-Finocchiaro con quest’ultima contraria all’ammissione dell’emendamento "monstre". Non a caso ha affermato lapidaria: “Sarebbe come ripartire da zero”.  Certo è che se il presidente del Senato dovesse dichiarare ammissibile il provvedimento di correzione alla legge, si aprirebbe un contenzioso istituzionale tra la Commissione e l’Aula alla quale spetta l’ultimo voto.

Per ora è una “guerra” di nervi. A settembre sarà una “guerra” di numeri. 

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