Processo Yara è il giorno di Bossetti: difesa su depistaggio e nodi Dna

06 luglio 2017 ore 11:02, Luca Lippi
Concedere la perizia sul Dna. Sarà questa la richiesta che sarà formalizzata oggi dalla difesa di Massimo Bossetti, condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio pluriaggravato di Yara Gambirasio. Su quella che è la prova regina dell’accusa i legali, gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, spenderanno gran parte dell’arringa che occuperà la seconda udienza del processo d’appello davanti ai giudici della corte d’assise d’appello di Brescia.
La custodia e la conservazione della traccia biologica “sono il tallone d’Achille” di un’indagine “con troppe anomalie” aveva detto in primo grado la difesa insinuando il dubbio sulla “certificazione” di ogni passaggio, ricordando l’uso di kit scaduti e dunque l’attendibilità delle risposte, evidenziando che sulla traccia biologica della vittima e di Bossetti trovata sugli indumenti della 13enne scomparsa il 26 novembre 2010 da Brembate c’è un picco “che certifica una contaminazione” restituendo un risultato “che non può essere accettato per dare una risposta forense e per condannare una persona”. L’assenza del Dna mitocondriale non inficia i risultati per l’accusa, di diverso avviso la difesa.
Processo Yara è il giorno di Bossetti: difesa su depistaggio e nodi Dna
Intanto, la prima doccia gelata per la difesa di Bossetti è già arrivata ieri. Il presidente della Corte d'Assise d'Appello di Brescia, Enrico Fischetti, è intervenuto sulla richiesta dei difensori di Massimo Bossetti che avevano preannunciato la loro intenzione di proiettare alcuni video e slide in aula necessari, come ha sottolineato l'avvocato Paolo Camporini, per facilitare la comprensione delle linee guida della loro arringa difensiva, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti più tecnici come quello del Dna. "In quest'aula non sarà ammessa la visione di video ricostruiti dalla difesa che non sappiamo neanche cosa siano. Il compito di questa Corte è effettuare un controllo sugli atti processuali che sono già corposi, 25 faldoni. Noi non ci lasciamo suggestionare. Avete scritto 258 pagine e i motivi d'Appello e poi presentato altre 110 pagine di motivi aggiuntivi. La discussione deve basarsi su questo". Così il Il presidente del collegio titolare del processo d'appello sull'omicidio di Yara Gambirasio ha chiarito che sarà consentita la proiezione di slide soltanto se riguardano atti già acquisiti a processo. Altrimenti, è stato il suo monito, non potranno essere utilizzate ai fini difensivi: "Mostrare le slide è una cosa - ha messo in chiaro- la loro utilizzabilità è un'altra cosa".
La difesa del muratore di Mapello alimenta nuovi dubbi sulle prove che hanno contribuito a scrivere la sentenza del primo luglio 2016. Punta forte su una fotografia satellitare scattata il 24 gennaio 2011 che ritrae la zona del campo di Chignolo d'Isola dove successivamente, il 26 febbraio, fu il corpo della 13enne. “Ma il cadavere quel giorno non era là”, ha sottolineato il legale Claudio Salvagni, secondo cui “la sentenza va riscritta, perché l'accusa e i giudici hanno sempre sostenuto che Yara scomparve e venne uccisa il 26 novembre 2010 e il cadavere restò in quel campo per tre mesi”. 
Della questione Dna abbiamo già scritto, e poi c’è polvere di calce non solo sugli abiti, ma anche sul corpo e e persino sulle ferite di Yara. L’abbinata di questi due elementi fa da supporto alla tesi difensiva che Yara sia stata uccisa o comunque ferita altrove e non nel campo di Chignolo d’Isola dove, nel pomeriggio del 26 febbraio 2011, è stato casualmente ritrovato il corpo. 
Ultimo elemento sollevato dalla difesa: le fibre trovate su dorso del piumino e sul retro dei leggings. Fibre compatibili con i sedili del furgone cassonato Iveco Daily di Bossetti. Replica della difesa: si trattava di sedili prodotti in serie, a migliaia, quindi non si tratta di un indizio accusatorio qualificante.

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autore / Luca Lippi
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