Altri due bambini morti in mare: Erdogan chiama la UE

06 ottobre 2015, Americo Mascarucci
Altri due bambini morti in mare: Erdogan chiama la UE
Ancora morti nel Mediterraneo, ancora vittime innocenti del dramma dell’immigrazione. I corpi di due bambini sono stati rinvenuti sulle spiagge dell’Isola di Kos.
 

Uno dovrebbe avere fra i sei e i dodici mesi, l’altro fra i tre e i cinque anni.E' difficile tuttavia valutarne l'età, perché la permanenza in mare ne ha stravolto i lineamenti. Sono stati ritrovati a distanza di poche ore a pochi metri l'uno dall'altro. Bambini che con le loro famiglie erano in fuga dai teatri di guerra ma che purtroppo non ce l’hanno fatta. I genitori avrebbero voluto offrire loro un futuro migliore, mettendoli in salvo, li hanno invece persi in mare. Una tragedia nella tragedia, un dramma umanitario che, ogni giorno di più, mostra il carattere dell’emergenza e la disumanità di chi, in primo luogo lucra sulla pelle di questi poveracci, e in secondo di chi rifiuta di accoglierli sbattendoli da un confine all’altro e mettendo a rischio la loro incolumità. Di fronte al dramma dei bambini morti non si possono chiudere gli occhi o far finta che il problema non esista. Una vicenda che richiama alla responsabilità le coscienze di tutti. 

Dall’inizio dell’anno sono circa 630mila i profughi che dalla Siria e dintorni hanno cercato riparo in Europa, 3mila di questi, fra cui diversi bambini, non ce l’hanno fatta, sono morti in mare. Intanto a Bruxelles l’Unione Europea sembra essere riuscita a raggiungere un accordo con la Turchia per tamponare la fuga dei migranti verso Europa. 

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e quello della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker avrebbero infatti concordato un piano d'azione congiunto per rafforzare la cooperazione sulla crisi dei migranti, con l'obiettivo di arrivare al vertice dei leader Ue del 15 ottobre con una proposta convincente. Erdogan ha tuttavia evidenziato come il suo Paese sia quello più esposto, trovandosi al confine con la Siria da dove fuoriesce il maggior numero di profughi. Ha chiesto quindi di creare delle zone sicure dal terrorismo in territorio siriano, e delle “no fly zone” da preservare da ogni attacco militare. Una sorta di territorio sicuro dove permettere l’accoglienza delle persone in fuga dalla guerra. 

A preoccupare Ankara è soprattutto l’esodo dei curdi dalle zone occupate dall’Isis visto che proprio la presenza dei curdi in territorio turco rappresenta per Ankara la principale minaccia per l’instabilità politica del Paese. Secondo indiscrezioni, l'Europa vorrebbe la costruzione di due centri per accogliere due milioni di rifugiati, controlli alle frontiere col coordinamento di Frontex ed in cambio potrebbe impegnarsi fino a 500mila reinsediamenti. L'accordo Bruxelles-Ankara sarebbe però reso difficile dalle prossime elezioni politiche in Turchia dove il partito per la Giustizia e lo Sviluppo di Erdogan sarebbe in forte affanno nei sondaggi. 

Il presidente quindi vorrebbe un accordo vantaggioso per la Turchia da potersi rivendere in campagna elettorale. div>
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