Bce ordina azzeramento Npl. Confindustra: "Scelta incomprensibile"

06 ottobre 2017 ore 7:42, Luca Lippi
La banca centrale europea ha ordinato l’azzeramento dei crediti deteriorati a partire dal 2018. Una scelta incomprensibile per Confindustria, si creeranno ancora più difficoltà di accesso al credito per le industrie e soprattutto per le pmi. In sostanza dal nuovo anno dovranno essere automatizzate le svalutazioni dei crediti deteriorati (cosiddetti Npl) e lo scopo è quello di alleggerire i bilanci degli istituti di credito, vera zavorra per il rilancio funzionale del sistema. Lo dice il Sole24Ore che fa riferimento a un documento della Bce. Ha scritto il Sole24Ore “Dopo sette anni, un credito deteriorato secured andrà azzerato, nonostante la presenza di garanzie. Riguardo invece alle sofferenze non garantite, le unsecured, basteranno due soli anni di permanenza alla voce NPL per richiedere accantonamenti integrali”.
Bce ordina azzeramento Npl. Confindustra: 'Scelta incomprensibile'

COSA CAMBIA PER LE BANCHE ITALIANE
Sicuramente qualche confusione nella procedura di cessione delle sofferenze si potrebbe creare. È noto che per molti istituti di credito che stanno cercando di ristrutturare i bilanci per ricostituire un patrimonio adeguato all’esercizio del credito, la nota della Bce diventa un vero e proprio bastone tra le ruote.  L’azzeramento in qualche modo cambia le carte in tavola durante la partita della ristrutturazione dei bilanci. Tuttavia il problema reale risiede nel mercato degli Npl dove allo stato dell’arte ci sono ancora più cedenti che acquirenti. In parole semplici i crediti deteriorati sono sotto una spinta speculativa che vede i compratori sempre più determinati a pagarli il meno possibile allo scopo di rendere l’operazione più profittevole. Questo determina un danno per il cedente che per la fretta di cedere la zavorra si trova a deprezzare troppo quello che dovrebbe in parte essere il recupero di una criticità.

QUALI CREDITI
La norma della Bce sembra sottolineare che imponga l’applicazione dell’azzeramento solo per gli Npl che si determinano dal 2018. Ha scritto il Sole24Ore: “Sancendo nei fatti una moratoria sullo stock da 263 miliardi lordi di unlikely to pay e sofferenze che al 31 marzo faceva capo alle banche italiane, con una copertura media del 48,5%”.
Ha dichiarato Giovanni Razzoli di Equita Sim: “Si esclude per esempio impatti sul patrimonio di vigilanza delle banche, anche se la ridotta flessibilità in capo alle banche di gestire le ‘coperture’ potrebbe compromettere in parte la riduzione del costo del credito a medio termine”, frenando la ripresa del Rote di settore, che al momento è stimato in crescita dal 2 al 7,5% di qui al 2019?.

I CONTRO DELLA NORMATIVA
Considerato il fatto che si stringono i tempi di cessione, gli istituti di credito pur di non perdere un eventuale profitto dalla cessione si troverà nel vicolo cieco di dover accelerare lo smaltimento di Npl, soprattutto quella parte non garantita, in una parola ‘svendita’.

I TIMORI DI CONFINDUSTRIA
In una nota di Confindustria sul provvedimento della Bce si legge: “Contiene una serie di previsioni e di automatismi che se confermati, avrebbero un impatto di grande rilievo sui requisiti patrimoniali delle banche, imponendo loro nuovi e onerosi accantonamenti e anche sul mondo delle imprese con una ulteriore, ingiustificata, stretta nell’offerta di credito”.
Confindustria ha ipotizzato l’intervento come una “modifica significativa senza che ci siano analisi di impatto e argomentazioni solide che lo giustifichino di disposizioni già esistenti, con l’effetto non solo di spiazzare le banche e i loro piani industriali a medio e lungo termine, ma anche di penalizzare i risparmiatori azionisti delle banche e, soprattutto, di restringere i canali di finanziamento delle imprese, in particolare di quelle piccole e medie, incidendo sulla crescita e sul livello di occupazione in tutta Europa”.

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autore / Luca Lippi
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