Istat fotografa l’Italia: troppo vecchia, senza figli e speranza di vita. E il Pil paga

07 aprile 2016 ore 15:44, Luca Lippi
L’Istat fornisce un’analisi della situazione demografica accentrando l’attenzione sulla situazione dei matrimoni e dei figli. In sostanza dal comunicato si legge che l’Italia è un Paese di vecchi. Al 1 gennaio 2015 ci sono 157,7 anziani ogni 100 giovani e 55,1 persone in età non lavorativa ogni 100 in età lavorativa, poi c’è la questione matrimoni, 3,2 matrimoni ogni mille abitanti, l'Italia rimane uno dei paesi dell'Ue28 in cui ci si sposa meno. 
Ma l'incidenza di divorzi è bassa: 8,6 ogni 10mila abitanti, livello molto basso in Ue. Nel 2014 si attesta a 1,37 mentre ne occorrerebbero circa 2,1 per garantire il ricambio generazionale. In Italia risiedono oltre 5 milioni di cittadini stranieri (1,9% in più in un anno) che rappresentano l'8,2% del totale dei residenti. All'inizio del 2015 erano regolarmente presenti 3.929.916 cittadini non comunitari (55mila in più rispetto al 2014).

Istat fotografa l’Italia: troppo vecchia, senza figli e speranza di vita. E il Pil paga

Analizzando nel dettaglio la situazione fotografata dall’istituto nazionale di statistica, la realtà è piuttosto cruda. 
Moltissimi giovani stanno abbandonando il nostro Paese per andare all’estero a cercare fortuna, parliamo di neolaureati ma anche di giovani che affrontano la realtà della scarsa offerta occupazionale e dei salari ridotti. 
Ormai non interessa più la tutela del lavoro, unico tassello che legava la forza lavoro in italia, ormai a parità di incertezze il salario disponibile deve essere collocato in una realtà dove la qualità del lavoro è migliore e dove i servizi e il benessere a parità di costi o addirittura a costi inferiori ha un rapporto migliore rispetto al nostro Paese.
Da non ignorare il fatto che mancano all’appello dell’Istat diverse migliaia di giovani italiani che già lavorano all’estero ma che ancora mantengono la cittadinanza in Italia, fra 4/5 i numeri sull’invecchiamento del nostro Paese saranno assai più importanti.
Riguardo matrimoni e figli, ovvio che la crisi ha segnato a fondo l’istituto della famiglia. Per motivi fiscali sposarsi è diventato un vero e proprio costo da mettere a bilancio, ma non per le spese da sostenere per la cerimonia, quanto per la costituzioni di nuclei che andrebbero a rinforzare l’Isee, e non parliamo poi dei costi che oggi si devono sostenere ad affrontare una gravidanza per generare una creatura già indebitata al primo vagito e soprattutto senza una speranza di futuro. Chi si prenderebbe questa responsabilità? 
Il cerchio si chiude in fretta, è tutta questione di “fiducia”. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...