Cop21, meno Co2 dalla Cina? uanto c'è di vero

07 dicembre 2015 ore 23:33, Americo Mascarucci
Cop21, meno Co2 dalla Cina? uanto c'è di vero
Le emissioni di anidride carbonica sono scese, ma lo stato di salute del pianeta resta critico.  
E' questo uno degli elementi più significativi emersi dalla Conferenza mondiale sul clima, la Cop21 che si è svolto la settimana appena trascorsa a Parigi. 
Lo ha annunciato Corinne Le Quéré, direttrice del Tyndall Centre, l’istituto di ricerca climatica dell’Università dell’East Anglia che pur evidenziando come i dati siano da prendere con le pinze, ammette che "a fine 2015, le emissioni globali saranno scese dello 0,6 per cento". 
Una buona notizia certamente che starebbe a testimoniare come l'incremento delle energie rinnovabili sia la scelta giusta.
"Nessuno, né la Banca Mondiale, né il Fondo Monetario, né l’Agenzia Internazionale dell’Energia e neppure noi di Greenpeace – dichiara Kumi Naidoo, direttore esecutivo della celebre organizzazione ambientalista – avevamo previsto un’adozione delle energie rinnovabili così rapida come quella che si è vista negli ultimi anni".

L'impiego di energia pulita che via via è andata sempre più a sostituire il ricorso ai combustibili fossili dunque ha permesso il piccolo miracolo che sarebbe alla base della riduzione delle emissioni di anidride carbonica nel mondo Soprattutto negli Usa negli ultimi anni sono stati fatti passi da gigante nello sviluppo delle rinnovabili con investimenti cospicui nelle nuove tecnologie. 
Anche se la vera svolta è arrivata dalla Cina. E' qui infatti che finalmente è iniziata una decisa inversione di tendenza. 
"Dopo essere cresciute mediamente del 6,7% l’anno nell’ultimo decennio – osserva Dabo Guan professore della East Anglia – le emissioni della Repubblica Popolare l’anno scorso sono rallentate (+1,2%). Ma per l’anno in corso ci aspettiamo un calo del 4%". 
Se i dati provvisori del Tyndall Centre saranno confermati, si tratterebbe di un risultato clamoroso. Merito soprattutto della chiusura di numerose centrali a carbone e dell'investimento delle industrie cinese soprattutto nei settori dell'eolico e nel solare dopo aver compreso quanto l'inquinamento da fossili rischiasse di danneggiare la salute dei cinesi. 
"Non possiamo aspettarci lo stesso dall’India – ammonisce la professoressa Le Quéré – che oggi consuma tanto carbone quanto faceva la Cina negli anni 90 e che, però, ha solo cominciato".
Insomma c'è ancora tanto da fare e da lavorare, ma forse si è imboccata la strada giusta. In ritardo certo, ma sempre meglio tardi che mai.

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