Londra, i legami dell'attentatore italo-marocchino: come era tornato libero

07 giugno 2017 ore 15:14, Americo Mascarucci
Il terzo attentatore di Londra pare avesse forti legami con l'Italia essendo figlio di una connazionale. Lo riferisce il Corriere della Sera fornendo però generalità non confermate dalla polizia londinese.  Si tratterebbe nelle specifico di Youssef Zaghba nato a Fez nel gennaio 1995 da padre marocchino ma madre italiana, fermato all’aeroporto di Bologna nel marzo 2016 mentre cercava di prendere un volo per la Turchia e poi raggiungere la Siria.
Londra, i legami dell'attentatore italo-marocchino: come era tornato libero

LA STORIA - I genitori pare avessero vissuto insieme in Marocco, poi si sarebbero separati e la madre sarebbe rientrata in Italia stabilendosi a Bologna. Il figlio però non l'avrebbe seguita restando col padre in Marocco ma venendo spesso in Italia dalla madre. Proprio durante una di queste sue visite sarebbe stato fermato nel marzo 2016 all'aeroporto di Bologna e denunciato per terrorismo internazionale. Il giovane era stato trovato infatti con un biglietto di sola andata per Istanbul, fatto questo che aveva insospettito la Polizia convinta che il giovane volesse in realtà raggiungere la Siria e arruolarsi nell'Isis. Gli erano stati sequestrati passaporto e telefono e sul suo cellulare erano stati rinvenuti video e immagini che sembravano ricondurre al fondamentalismo islamico. Era stato poi rimesso in libertà dal Tribunale del Riesame perché a detta dei giudici quei video e quelle immagini non sembravano avere collegamenti diretti con il terrorismo islamico o con le attività dell'Isis, ma avevano un carattere eminentemente religioso senza inneggiamenti alla violenza. Insomma nessuna prova che il ragazzo fosse un simpatizzante dell'Isis o che volesse partire per la Siria. Ecco cadere quindi tutti i presupposti che avevano portato all'arresto che per i giudici diventava di fatto immotivato in quanto privo di "indizi di colpevolezza". L'assoluzione non aveva impedito però all'intelligence italiana di inserirlo nelle liste delle persone a rischio. Attualmente aveva ottenuto un lavoro stagionale in un ristorante di Londra e continuava ad avere contatti con la madre in Italia doveera stato l’ultima volta lo scorso anno.

LE ACCUSE DI LONDRA - "Noi comprendiamo l'affanno e le sofferenze di chi è chiamato a gestire una situazione estremamente complessa ma abbiamo le carte e la coscienza a posto". Così il capo della Polizia Franco Gabrielli ha risposto oggi alle domande dei giornalisti dopo che la polizia di Londra avrebbe negato di aver ricevuto notizie dai colleghi italiani circa la pericolosità del terzo attentatore che, come detto, aveva legami con l'Italia ed era stato proprio qui fermato e segnalato come potenziale terrorista. Per Gabrielli le carte parlerebbero chiaro e dimostrerebbero come al contrario, la segnalazione ci sia stata. Colpa dunque degli inglesi che avrebbero sottovalutato il rischio e non controllato le attività del ragazzo.
"Il tema delle segnalazioni - spiega il capo della polizia - è estremamente complesso ed è legato strettamente al numero di segnalazioni che ogni Paese è chiamato a gestire: in alcuni sono tantissime, altri come il nostro ne hanno molte di meno. Ecco perché io non mi ergo a censore dei comportamenti degli altri, nella consapevolezza che noi viviamo una situazione parzialmente diversa e più favorevole rispetto ad altri, anche se ciò non ci sottrae naturalmente alla minaccia".

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