Banche venete: cosa significa il governo pronto all'aumento precauzionale

07 giugno 2017 ore 17:21, Luca Lippi
Padoan cerca di rassicurare da diversi giorni i risparmiatori e gli azionisti delle banche venete, il Governo e la Commissione Europea dialogano: “con l’obiettivo comune di concordare una soluzione che garantisca la stabilità delle due banche venete e salvaguardi integralmente i risparmiatori”. Il ministero dell’Economia rassicura che con Bruxelles c’è già un’intesa politica per assicurare la continuità di Veneto Banca e Popolare di Vicenza con la ricapitalizzazione preventiva dello Stato. Il negoziato riguarda le modalità dell’operazione, e in particolare l’ulteriore apporto di capitali privati che la Ue ritiene indispensabile per coprire le nuove perdite prima dell’ingresso dello Stato. In ogni caso Padoan ha escluso categoricamente ogni ipotesi di un bail-in, cioè di un salvataggio che coinvolga anche i depositanti oltre la soglia dei 100 mila euro. Da Bruxelles hanno confermato che “sono in corso contatti costruttivi”, anche se al momento la direzione antitrust non sembra disposta a recedere dalle sue posizioni. Con lo spettro di una nuova crisi bancaria alla vigilia delle elezioni, e il segretario del partito di maggioranza che continua a scagliarsi contro la burocrazia europea e la politica dei cavilli, non si può tuttavia escludere che l’esecutivo provi a forzare la mano.
Banche venete: cosa significa il governo pronto all'aumento precauzionale
Dunque gli obiettivi del governo rimangono quello di ricapitalizzare le banche e evitare il Bail-in. Obiettivi che sarebbero raggiungibili purchè  gli investitori siano disposti a versare altri 1,2 miliardi di capitale in Vicenza e Veneto (entrambe viaggiano sotto le soglie minime di patrimonio), prima che lo Stato possa rinforzarle con altri 5 miliardi circa senza far scattare il bail in. L’altra condizione è il taglio netto dei costi, un taglio forte e deciso, ma non abbastanza per fare entrare in criticità il funzionamento dei due istituti.
Certo, la strada è tortuosa e non tollera imprevisti, i rischi sono così elevati che si è reso necessario prendere in considerazione anche una terza possibilità; la liquidazione ordinata delle due banche facendole uscire gradualmente dal mercato senza sollevare la leva di emergenza del bail-in.
Non è una novità questa possibilità, gli articoli 65-67 della Comunicazione bancaria della Commissione Ue del 2013 la indicano esplicitamente: Gli Stati membri dovrebbero incoraggiare l’uscita dal mercato di operatori non efficienti in maniera ordinata e in maniera da tutelare la stabilità finanziaria”. Questa ipotesidovrebbe sempre essere presa in considerazione qualora l’ente non possa ripristinare in modo credibile la redditività a lungo termine”, continua la comunicazione del 2013. Non sembrerebbe previsto un bail-in, dunque non verrebbero imposte perdite a chi detiene obbligazioni ordinarie né ai depositanti; ne subirebbero invece i detentori di titoli subordinati, i bond con rischi e rendimenti più alti, ma per loro il governo italiano punterebbe a rimborsi come avverrà per i creditori del Monte dei Paschi. La liquidazione ordinata “significa che non può essere intrapresa alcuna nuova attività”, indica la comunicazione Ue, ma solo “l’esecuzione delle attività esistenti”.  È la stessa direttiva sul bail-in (punto 46) a dire che “si dovrebbe vagliare l’ipotesi della liquidazione prima di applicare strumenti di risoluzione”.

La situazione patrimoniale delle due banche venete è comunque drammatica, oltretuto sferzata dalla caduta libera delle attività a causa della fuga di correntisti. Nel 2016 Vicenza ha perso 6,2 miliardi di raccolta (meno 17%) e ha visto crollare del 31,6% i proventi operativi, mentre i costi sono scesi appena dell’1,2%. Malgrado i lunghi anni di crisi, la banca di fatto ha lo stesso numero di sportelli e mille dipendenti in più (5.300) che nel 2010, quando aveva quasi dieci miliardi in più di raccolta dalla clientela e entrate molto più elevate.
Anche Veneto Banca presenta i numeri di un’azienda profondamente in crisi, nell’ultimo anno le entrate da interessi e intermediazione sono crollate di oltre mezzo miliardo (meno 32%), mentre i costi sono saliti dal 71% al 105% dei ricavi. Neanche Veneto Banca si è mai ristrutturata: ha il 12% dei dipendenti in più del 2010, quando aveva meno sportelli eppure guadagnava molto di più. 
Bisogna ancora aspettare, certo le soluzioni non sono molte, e comunque finchè non si definiranno i tempi delle elezioni, nessuno è in grado di sobbarcarsi la responsabilità di mettere in ginocchio un intero territorio togliendo loro la stampella di due istituti molto presenti sul territorio che hanno affidato le aziende presenti ora appese a un filo di lana che il destino delle banche affidatarie.

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autore / Luca Lippi
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