"Nessuna recessione nell'anno", ma Pil giù entro 2019: dati Ubs e Prometeia

07 luglio 2016 ore 12:15, Lucia Bigozzi
Quanto costerà la Brexit sulla crescita economica dell’Italia e dei Paesi dell’Eurozona? Economisti e analisti già al lavoro con calcoli e valutazioni. Il trend generale, anzitutto è la riduzione delle stime sul Pil (prodotto interno lordo). Fattore questo, segnalato come primo effetto dell’uscita della Gran Bretagna dall’Ue. Secondo gli specialisti di UBS le stime di crescita dell'Italia vanno limate: indicano un Pil a +0,9% per il 2016 e per il prossimo, mentre le stime precedenti erano pari a un +1,1% nel 2016 e +1,2% nel 2017. Preoccupa la pressione sullo spread, motivo per il quale gli analisti elvetici ritengono che gli interventi della Bce dovrebbero garantire un effetto “cuscinetto”. I colleghi di Prometeia seguono sulla stessa lunghezza d’onda riducendo le stime del Pil e indicando una crescita dello 0,8% nel 2016 anziché dell'1% e dello 0,9% per il 2017 e non dell'1,1%. Sarà solo nel 2018 che l'Italia potrà contare su una crescita dell'1% , tuttavia è altrettanto vero che il Pil italiano è ancora sotto di otto punti percentuali rispetto ai livelli precedenti la crisi. 

'Nessuna recessione nell'anno', ma Pil giù entro 2019: dati Ubs e Prometeia
A consigliare la prudenza è l’incertezza politica che non dà stabilità e fiducia ai mercati e soprattutto agli investitori. Prometeia ha inoltre quantificato l'effetto della Brexit,
escludendo una recessione del Regno Unito, ma misurando l'impatto negativo in 2,3 punti di PIL nel 2016 e 2017: dimezzate le stime del 2016 da +1,8% a +0,9% e tagliate quelle per il 2017 da +1,8% a +0,4% e per il 2018 da +2,3% a +1%. Per quanto riguarda l’Italia, l’effetto Brexit peserà con un 0,7 punti di Pil diluito da qui al 2019, visto che le ripercussioni della Brexit si riverbereranno in un quadro economico generale che già viaggia col freno tirato a mano. Ma in tema di incertezza politica, gli analisti prevedono fin da ora un effetto ben più destabilizzante per il nostro Paese se a prevalere saranno i no al referendum costituzionale del prossimo autunno. Gli analisti di Prometeia finora puntano sulla vittoria dei sì anche se dai sondaggi, resta alta la percentuale di indecisi che si attesta a quota 40 per cento. 
autore / Lucia Bigozzi
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