Lino Banfi choc, presenta il libro e trema per la moglie: "Sta male"

07 luglio 2017 ore 13:14, Micaela Del Monte
Non è proprio un periodo sereno e felice per Lino Banfi, dopo la morte del suo amico Paolo Villaggio l'attore e sceneggiatore pugliese deve fare i conti con un'altra brutta notizia, quella della brutta malattia della moglie Lucia. “Sono in Puglia e ve lo devo dire, mia moglie sta molto male” ha infatti spiegato Banfi durante l’incontro di mercoledì sera a Polignano a Mare per l’apertura del festival “Il Libro Possibile”. Il popolare attore ha presentato la sua autobiografia Hottanta voglia di raccontarvi…la mia vita e tante altre stronzéte.

Lino Banfi choc, presenta il libro e trema per la moglie: 'Sta male'
“E’ difficile far sorridere quando si ha una persona cara che non sta bene –
ha esordito Banfi con la confidenza che si concede solo agli intimi –  Mi sposto eccezionalmente, perché voglio stare vicino a mia moglie: il valore della famiglia viene prima di tutto”. Con Lucia si è sposato all’alba di una mattina di marzo del 1962: i genitori di lei osteggiavano la loro unione e il matrimonio fu celebrato in fretta e furia. “Avevo 26 anni e lei 24 – ha raccontato – Padre Stefano, il parroco della Chiesa di San Francesco a Canosa, ci disse di fare in fretta perché dopo di noi doveva celebrare un matrimonio vero. Fu una cerimonia spartana nella quale trionfò l’amore”. Nel 2012, per le nozze d’oro, hanno fatto le cose per bene con una liturgia solenne officiata dal cardinale Francesco Coccopalmerio nella chiesa di San Giovanni in Laterano a Roma.

Dopo i ricordi l’attore pugliese è tornato a parlare del suo libro: “Ho rivelato – ha spiegato Banfi – alcuni segreti alla soglia dei miei 81 anni. Nel libro c’è una lettera di Federico Fellini nella quale mi scrive, ‘non mancherà occasione di fare una cosa insieme’. Sognavo questo momento, ma il regista poi morì…”. “Il luogo della Puglia a cui sono più legato? Ovviamente Canosa – ha detto – dove ho vissuto fino a 17 anni: lì sento gli odori di casa, quelli della mia terra. Sento gli odori della carota o del finocchio, lo dico da figlio di ortolano…”.

"Ho girato tanti film con lui. Era una bella maschera, questo dobbiamo ammetterlo tutti, colleghi e non colleghi, che lascerà un segno indelebile nel mondo del cinema. Non è mai stato invidioso dei suoi colleghi, era felice quando un altro lo faceva ridere". Così Lino Banfi ha invece ricordato Paolo Villaggio, entrando alla camera ardente allestita in Campidoglio. "A differenza nostra, che eravamo più cialtroni, lui era più intellettuale; aveva più studi, più esperienza di partiti, di politica. Ho tanti ricordi - aggiunge - vista la stazza sua e la mia, ci sono tanti ricordi di cibi, si mischiava di tutto. Io ne ho fatto di casini, ma lui mi superava al mille per cento".

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