Tsipras VS Ue: lunedì i soldi, poi le riforme

07 maggio 2015, Luca Lippi
La commissione europea ha reso pubbliche le sue previsioni: conferma la crescita a +0,6% nel 2015 prevista in miglioramento (+1,4%) nel 2016 per l’Italia. Vede il nostro deficit nel 2015 al 2,6%, ma poi scenderà nel 2016 al 2,0%, confermando le stime pubblicate a febbraio. Riguardo al debito, la Commissione Europea scommette su un rapporto debito /PIL nel 2015 pari al 133,3%, con un interessante miglioramento nel 2016 (130,8%). Riguardo alla disoccupazione (e questa non è una novità, in negativo) conferma un tasso fermo al 12.4% per 2015 e 2016.

Tsipras VS Ue: lunedì i soldi, poi le riforme
Questa previsione è stata resa pubblica il 5 maggio, proprio mentre si consumavano disperate grida di dolore per la questione Grexit, e se per l’Italia le previsioni sono così positive nonostante l’esposizione (insieme con altri Paesi) nei confronti della Grecia, allora le domande sono tre: o le previsioni sono false, o la Grecia non fa così paura come vogliono far credere, oppure che la (non) soluzione alla questione ellenica è già nelle mani della Troika.

Tsipras non è sciocco e questo l’ha capito da un bel po’ di tempo, e per questo motivo nella tarda serata di ieri ha tuonato che non legifererà prima di un accordo con i creditori; come biasimarlo!

Torniamo alle previsioni, anticipando che potrebbero essere smentite (come tutte le previsioni) non possiamo fare a meno di prenderle per buone, e per questo motivo i mercati ne terranno conto perché per il mercato è importante che ci sia meno rumore possibile e questa è la situazione ideale, dei numeri degli altri se ne preoccupa poco, vive di luce propria.
È molto importante la previsione legata al tasso d’inflazione previsto per il 2016 a +1.8% (+0.2% nel 2015). Grazie al QE? Sicuramente grazie al contributo del Dollaro USA e solo in seconda battuta al QE di Mario Draghi. Tuttavia, se l’inflazione è prevista al rialzo per l’Italia, parimenti la medesima previsione è condivisibile per gli altri Paesi europei. Il risultato che ne deriva è visibile nell’area più sensibile all’inflazione, cioè il mercato obbligazionario.

Si nota che sta cambiando qualcosa in positivo nel breve mettendo a confronto i rendimenti dei bond a dieci anni di Stati Uniti e Regno Unito con quelli di Italia e Portogallo. Se per qualcuno è anomala la comparazione, lo confermiamo, ma l’andamento è talmente univoco che forse nel prossimo futuro dobbiamo assistere a un allineamento “nuovo” del punto di vista del mercato.
Da marzo 2013 a marzo 2015 i bond a dieci anni di Portogallo e Italia si sono appiattiti ai rendimenti di quelli statunitensi e britannici nell’intervallo compreso fra 1,56 e 2%. A questo punto, se la previsione dell’inflazione è 1,8% (Italia) per il 2016 l’intervallo di cui sopra non è così lontano dal target della BCE. 

C’è solo un problema: non sarà che la deflazione si sta trasformando in una “inflazione stagnante”? Sarebbe una grossa sventura nel medio termine!
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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