Barcollo ma non mollo, la settimana della birra artigianale (anche e-commerce)

07 marzo 2016 ore 17:14, Americo Mascarucci
Al via la sesta edizione della "Settimana della Birra Artigianale", con 419 eventi organizzati su tutto il territorio nazionale e nelle 288 promozioni attive dal 7 al 13 marzo. 
Quest’anno gli iscritti saranno oltre 700, cento in più rispetto alla precedente edizione. Un evento nato con l’intento di promuovere la birra di qualità da Nord a Sud in crescente aumento e che vedrà come protagonisti, come annunciano i promotori del blogzine Cronache di Birra, tutti coloro che quotidianamente lavorano con i prodotti dei microbirrifici italiani e stranieri.
Prima tra le novità di questa edizione 2016, il totale restyling della veste grafica della manifestazione realizzata dall'illustratore irlandese Peter Donnelly. Come gli altri anni la partecipazione alla Settimana della Birra Artigianale sarà totalmente gratuita.
La finalità è di suscitare interesse in nuovi potenziali consumatori e di fidelizzare coloro che sono entrati in questo mondo solo da poco tempo. 

Barcollo ma non mollo, la settimana della birra artigianale (anche e-commerce)
La Settimana della Birra Artigianale tende a promuovere l’aspetto conviviale della bevanda, che è uno degli elementi che ne hanno decretato il successo nei paesi con maggiore tradizione. Per questo motivo ognuno è chiamato a partecipare all'evento a modo suo, aderendo alle iniziative previste. Chiunque proponga o promuova la birra artigianale può aderire: quindi non solo pub e birrifici, ma anche beershop, ristoranti, bistrot, enoteche, associazioni di settore, siti di e-commerce, ecc. 
Il settore della birra in Italia è una parte importante dell’industria alimentare nazionale che è, dopo quella meccanica, il settore manifatturiero più grande del Paese.
Comprende circa 600 produttori sparsi in tutta Italia, tra grandi marchi (14 stabilimenti industriali, 2 impianti produttivi di malto) e microbirrifici artigianali. Un settore italiano, visto che il 65% della birra consumata in Italia è anche prodotta nel nostro Paese, che crea concrete opportunità imprenditoriali, soprattutto per i giovani: negli ultimi 5 anni sono nate oltre 300 micro aziende birrarie, con imprenditori nella maggior parte dei casi under 35.
Tutte insieme queste aziende producono circa 13,3 milioni di ettolitri di birra all’anno (dato 2013), che fanno dell’Italia il decimo produttore in Europa davanti a Paesi dalla grande tradizione birraria come Austria, Danimarca e Irlanda.
Aziende che creano occupazione con 4.750 occupati diretti (+1,1% sul 2012), 17.000 fra diretti e indiretti e 136.000 compreso l’indotto allargato, che esportano lo stile di vita italiano nel mondo: nel 2013 l’export italiano di birra ha sfiorato i 2 milioni di ettolitri, quasi il triplo rispetto al 2006.
Aziende che non delocalizzano perché la birra è un prodotto a bassa marginalità e quindi viene prodotta localmente, vista l’incidenza del trasporto sui costi di produzione (purché produrre e vendere birra in Italia non diventi antieconomico a causa dell’eccessiva tassazione); aziende che oggi contribuiscono alle entrate dello Stato per oltre 4 miliardi di euro annui (calcolando IVA, accise, tasse, contributi sociali di aziende/lavoratori e tasse pagate dai settori coinvolti a vario titolo).

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