Profughi, Capuozzo: “Europa tra buonismo e cattivismo. E accoglienza non è un piatto di minestra"

07 settembre 2015, Marco Guerra
“Ora si parla di accoglienza ma se proseguirà questa pressione migratoria l’Europa cambierà di nuovo atteggiamento”. Sentito da IntelligoNews sulla crisi dell’immigrazione, il giornalista Toni Capuozzo parla di un continente che oscilla tra “buonismo e cattivismo” e privo strategie di lungo termine e di strumenti che siano in grado di affrontare un’emergenza che “durerà decenni”.

Profughi, Capuozzo: “Europa tra buonismo e cattivismo. E accoglienza non è un piatto di minestra'
Germania e Austria stanno lasciando arrivare i migranti mentre sembra che l’Ue si appresti a varare un nuovo piano per la redistribuzione dei profughi. Ogni giorno che passa l’Europa mostra più volti…

“Grazie a un colpo d’ala la Merkel ha affrontato, ma non risolto, l’emergenza. Resta il fatto che non abbiamo gli strumenti, la visione del mondo e forse nemmeno la maturità politica e umana per affrontare questa crisi con una visione di lunga durata. Anzi è presumibile che andiamo incontro ad una specie di viaggio last minute per la Germania, un last flight verso l’Europa più ricca. Poi è prevedibile che nelle prossime settimane la pressione ancora più forte farà ritornare nell’incertezza l’attuale atteggiamento di accoglienza. Insomma siamo lontani da poter considerare la questione risolta”.

In queste settimane infatti l’opinione pubblica oscilla tra l’indignazione e la pietà per le vittime di questa crisi migratoria da una parte e gli slogan che invocano una chiusura totale dall’altra. Non le sembra che anche i vertici dell’Europa stiano ragionando con la pancia?

“Si questa è la fotografia della politica europea e italiana. Abbiamo la contrapposizione sterile tra buonismo e cattivismo, anche perché alcuni rispondono a vecchie bandiere ideologiche e, in parte, anche perché è difficile restare razionali. Bisognerebbe dotarsi di strumenti che possano dare risposte ad un fenomeno che durerà per decenni”.

Sulla durata della crisi vedo che concorda con le valutazioni americane…

“Siamo lontanissimi da processi di stabilizzazione del Medio Oriente e lontanissimi da processi di crescita sociale in Africa. E l’opinione pubblica europea non sa come analizzare il fenomeno. Io quando sento parlare di profughi afghani mi pongo qualche interrogativo, dal momento che l’Afghanistan non è un paese in cui è in corso guerra; certo, fatica moltissimo a diventare stabile ma non c’è guerra. Tuttavia capisco una ragazzina afghana che vuole raggiungere l’Europa per via degli attentati dei talebani, ma non fugge a una guerra. Noi stiamo facendo di tutta l’erba un fascio. Ad esempio, l’Eritrea è un paese soffocato da un regime diventato autoritario nel corso del tempo, negli anni 60 era osannato dalle sinistre di tutto il mondo. Quindi gli eritrei vengono in cerca di una vita migliore ma non fuggono da una guerra. Insomma siamo in uno stato confusionale anche dal punto di vista della geopolitica”.

Il Papa chiede di aprire le parrocchie ai migranti e la Chiesa fa giustamente la sua parte senza porsi troppe domande. Tuttavia non si sta rischiando di creare nuovi conflitti sociali nelle fasce della popolazione europea meno abbienti, che temono per la tenuta di uno stato sociale sempre più incapace di rispondere ai bisogni di tanti indigenti?

“Io non inviterei nessuno a casa mia se non fossi in grado di dare all’ospite almeno una sedia e un bicchier d’acqua. Proprio perché è molto ideologizzata la questione dell’accoglienza, qualcuno crede che basti soccorrere queste persone in mare, farle sbarcare e dare loro una tazza di minestra. No, accoglienza vuol dire dare un tetto, un lavoro, e tutto quello che è necessario per sganciarsi dalla condizione di assistito. Il nostro Paese riesce a fare queste cose a fatica con i suoi figli e quindi si rischia una guerra tra poveri, soprattutto se la politica, i maestri del pensiero e la stessa informazione fanno un certo buonismo, e lasciano i cittadini comuni delle periferie – che hanno perso il posto di lavoro o lo vedono in forse - alimentare sentimenti sotterranei inevitabilmente ostili. O si fanno i conti anche con questi problemi sociali o, altrimenti, ci accontentiamo dei proclami da predica della domenica, da festa dell’Unità e da editoriale di un quotidiano”.

Quindi l’unica soluzione è la stabilizzazione del Medio Oriente e di altre regioni del mondo?

“Non credo che sia possibile stabilizzare queste aree nell’arco di un tempo breve, nessuna attore è in grado di farlo, è un problema epocale che ha a che vedere anche con alcuni scontri in atto. L’islam deve trovare una conciliazione tra la pratica religiosa e una democratizzazione delle sue società con uno sviluppo accessibile a tutti. Insomma Mosca e Washington non sono più i sergenti del mondo. Quella parte del pianeta deve riuscire a risolvere da sola i suoi problemi, così come, in condizioni diverse, hanno fatto India, Cina e Brasile, che si sono costruiti soluzioni autonome senza per forza seguire le indicazioni dell’Occidente per uscire dal sottosviluppo, visto che i Paesi che abbiamo tentato di far uscire dalla fame spesso sono sprofondati ancora di più nella miseria. Quindi o il mondo arabo trova formule alternative ai regimi autoritari ma stabili, al disordine o peggio ancora allo stato islamico, oppure non vedo un Occidente in grado di ristabilire l’ordine. Anche perché nessuno voleva morire per Danzica o Madrid figuriamoci per Damasco”.

Visto che ha seguito il caso Marò fin dall’inizio volevamo chiederle, in chiusura, un commento alle parole di Salvatore Girone, il quale ha dichiarato di non stare ancora bene e di meritarsi le cure a casa…

“Questa condizione sanitaria di Girone (ha contratto il virus della febbre dengue, ndr) potrebbe rappresentare l’occasione dell’unica via di uscita ragionevole per portare il militare in Italia; non sarebbe altro che un compromesso tra i due governi. Potrebbe essere l’alibi che consentirebbe a Roma e l'India  di vivere l’arbitrato come un paludato e leale confronto giuridico, senza che questo gravi sulla serenità di due persone che restano ancora degli indiziati sebbene si proclamino innocenti”.
 
autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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