Tumori rari, nel 2015 sono stati 89mila ma la sopravvivenza è solo del 55%

08 aprile 2016 ore 12:05, Lucia Bigozzi
I numeri del 2015 dicono che sono stati diagnosticati 89mila rari. Ed è proprio a questa “categoria” di neoplasie che è dedicato il Rapporto Airtum voluto dall’Associazione Italiana Oncologia Medica (Aiom) e dall’Associazione Italiana Registri Tumori (Airtum). Gli 89mila tumori rari diagnosticati lo scorso anno, rappresentano il 25 per cento di tutte le neoplasie e il dato da tenere in considerazione, soprattutto a livello di ricerca scientifica, è che la sopravvivenza a cinque anni in questi pazienti, tra i quali sarebbe in aumento l’incidenza nei giovani, è del 55 per cento, ovvero inferiore al trend registrato per le altre patologie tumorali, che è pari al 68 per cento. Nel Rapporto Airtum, nato dalla collaborazione con l’Istituto dei Tumori di Milano e l’Istituto Superiore di Sanità, Emanuele Crocetti spiega che gli esperti hanno esaminato “198 tumori, la maggior parte (139) estremamente rari, ovvero caratterizzati dall'incidenza di meno di mezzo caso ogni 100.000 persone ogni anno in Italia”. 

Tumori rari, nel 2015 sono stati 89mila ma la sopravvivenza è solo del 55%
In pratica, si tratta di tumori che incontrano una certa difficoltà nella diagnosi precoce a causa della loro bassa frequenza. Carmine Pinto, presidente nazionale di Aiom, aggiunge che “i dati epidemiologici contenuti nel volume colmano un vuoto importante nelle conoscenze ed evidenziano problemi che spingono a una riorganizzazione del sistema sanitario in questo settore. In Italia vivono almeno 900mila persone colpite da neoplasie rare ed è necessario rispondere alle loro esigenze. Ritardi diagnostici, scarse conoscenze, pochi studi clinici e limitate opzioni terapeutiche compromettono a volte le possibilità di guarigione”. Un esempio? In Italia ogni anno vengono diagnosticati circa 230 tumori del timo, mentre quelli che riguardano i polmoni sono circa 41.000. Per Pinto, il problema, soprattutto a livello di ricerca, su cui la comunità scientifica deve confrontarsi, è la “rarità” e il fatto che “l’assistenza va completamente ripensata”. Un messaggio al governo? Forse il Rapporto può servire anche a questo. 
autore / Lucia Bigozzi
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