Borsa: le elezioni si allontanano e Piazza Affari dà segni di rialzo

08 giugno 2017 ore 17:17, Luca Lippi
L’accelerazione di Piazza Affari secondo qualche analista è da ricercare nel fatto che l'accordo a 4 (Partito Democratico, Forza Italia, M5S, Lega) sulla nuova legge elettorale sembra essere naufragato allontanando la tornata elettorale. In parte può anche essere vero, ma in realtà, i mercati sono piuttosto seri e guardano i numeri e badano alla stabilità. Di stabilità dopo quanto accaduto nelle ultime 24 ore in Parlamento in Italia non se ne vede neanche l’ombra e tutto può ancora succedere. Detto questo i motivi che hanno fatto rigirare il sentiment degli operatori è da ricercare in altri lidi.
Piazza Affari accelera, mettendo a segno la miglior performance tra le borse europee. A Milano l'indice principale Ftse Mib sale dell'1,07%% a 21.064 punti. Parigi in leggera crescita a +0,11%, Francoforte a +0,39% e euro in calo sul dollaro a 1,122 dopo la decisione della Bce di mantenere i tassi invariati. Londra in flessione dello 0,2%. Petrolio ancora in calo con il Wti che scambia a 45, 31 dollari, mentre il Brent è a quota 47,72 dollari.
Borsa: le elezioni si allontanano e Piazza Affari dà segni di rialzo
Oggi è il ‘triple witching day’ non perchè ci sia la scadenza dei derivati e compagnia bella, ma perchè oggi c’è attesa per le elezioni inglesi, la riunione della Bce e la testimonianza di Comey ex capo del Fbi, sul Russiagate in America.
Un aumento della volatilità è da mettere in preventivo soprattutto per quanto riguarda le valute, il resto ormai è solo plastilina per lattanti. Sarebbe anche piuttosto irriverente ipotizzare che il mercato possa mai essere sfiorato da un euro speso per Bonco Popular, oppure per il dissesto delle banche venete che non sono niente in confronto al sistema bancario anche nazionale, oppure la bagarre in parlamento per i giochi di potere. Solo una considerazione che troverà riscontro fra qualche mese, il Santander pagherà carissimo l’euro speso per Banco Popular, ma questo è affare politico della galassia Ue, la finanza non centra niente!
Le chiamano le tre streghe, e le andiamo a conoscere: una è quella rappresentata dall’impostazione dei mercati sulla scia della certa vittoria schiacciante sulle elezioni legislative francesi, dove i sondaggi danno per certa la vittoria del banchiere Macron. L’altra sterga dovrebbe essere una rivelazione, quella di Comey che fa sorridere “Trump mi chese di fermare inchiesta su Flynn”. L’ex capo dell’Fbi ha rivelato che il presidente Usa gli chiese di lasciar perdere le indagini sull’allora consigliere per la sicurezza nazionale: “È un bravo ragazzo. Mi aspetto lealtà”. Ma Donald è sicuro: “Mi sento totalmente e completamente scagionato” dalla deposizione, e non ha tutti i torti, sulla base di materiale che gira, c’è ben poco che lo possa preoccupare, al più qualcuno potrebbe dire che ha provato ad ostacolare le indagini, ha eliminato Comey che non gli ha giurato fedeltà, ma tra il dire e l’impeachment c’è di mezzo solo la pura fantasia e il desiderio spasmodico di qualche media in crisi in cerca di scoop
Per quanto riguarda la Bce, altra strega, Mario Draghi dovrà ammettere che dell’inflazione sperata non c’è nemmeno l’ombra e che, come dichiarato più volte negli ultimi incontri privati, non bisogna avere fretta, le banche, e non l’economia reale, hanno ancora bisogno di girare con la flebo attaccata, hanno ancora disperatamente bisogno del Qe, e quindi tutto continuerà a procedere nel solito moderato disordine. Nessun rischio reale che nel breve l’Italia possa vedere aumentare la percentuale di agio sul debito.
È possibile che, nello scenario che verrà presentato oggi dal capo economista Peter Praet, uno dei più cauti, insieme allo stesso Draghi e al vicepresidente Vitor Constancio, sull’ipotesi di avviare una rimozione dello stimolo monetario, ci sia un piccolo taglio, di uno o due decimali a fine periodo, rispetto alle previsioni d’inflazione di marzo, che indicavano l’1,7% nel 2017, l’1,8% nel 2018 e l’1,7% nel 2019. Sul mutato quadro macroeconomico pesano l’euro più forte (a 1,12 sul dollaro contro 1,07 di marzo e in rialzo di un 3% nel cambio effettivo) e l’altalena del petrolio (a 56 dollari al barile nelle stime di marzo e oggi sotto quota 50). 
Per quanto riguarda le elezioni inglesi non possiamo che aspettare le 23 di stasera, anche se i più furbi e chi mangia pane e Borsa da tutta la vita già ha fatto incetta di sterline. Ma siccome il mercato è un grande tavolo verde dove a scommettere non ci sono semplici giocatori ma stuti bluffisti, diciamo che nel piatto ci sono molti di più degli oltre 326 seggi per la May e quindi anche maggioranza certa. Tutto il resto è solo un’affascinante narrazione epica.

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autore / Luca Lippi
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