Phoenix di Moas a Catania con 394 migranti e un cadavere. E lo scafista?

08 maggio 2017 ore 15:05, Luca Lippi
Sabato è arrivata alle sette a Catania la nave Phoenix di Moas con a bordo 394 migranti salvati nel mare Mediterraneo. Sulla nave, purtroppo, anche un cadavere. Secondo indiscrezioni, si è parlato di un cadavere di un bambino di 10 anni, pare invece che il corpo senza vita fosse di un ragazzo di 21 anni della Sierra Leone che sarebbe stato ucciso (secondo le testimonianze raccolte tra i migranti) a colpi di pistola. La versione del fatto è stata riferita direttamente agli operatori della Ong sulla nave Moas.
Pare che un un trafficante volesse il cappellino da baseball della vittima, al rifiuto del giovane il presunto trafficante avrebbe colpito la vittima con un colpo di pistola quando tutti erano sul barcone in mare aperto. Secondo i primi rilievi, sul giovane sono evidenti i segni di una ferita da arma da fuoco. Gli investigatori dovranno sentire i migranti e raccogliere le loro testimonianze sull'episodio perché le dichiarazioni rese a personale delle Ong non hanno valore probatorio. A bordo della nave c'era Regina Catrambone, fondatrice del Moas insieme al marito Christopher, che sabato ha reso noto l'episodio. 
Phoenix di Moas a Catania con 394 migranti e un cadavere. E lo scafista?
A questo punto sorgono spontanee diverse riflessioni: chi ha riportato la dinamica dei fatti è in grado di individuare chi ha sparato, e presumibilmente questi sarebbe ‘lo scafista’? Se lo scafista è stato imbarcato dal Moas sarebbe piuttosto normale farlo trarre in arresto e magari interrogarlo per farsi spiegare la dinamica del fenomeno migratorio (relativamente alla parte del trasporto dei migranti)? Chi ha fermato lo scafista? E' tornato semplicemente indietro dopo la consegna del cadavere e dei migranti? Se lo scafista avesse girato il gommone e fosse tornato indietro sotto gli occhi dei volontari delle Ong, sarebbe tutto normale? 
In realtà non è così.
Per mettere su un rottame galleggiante, tra tessuto, scafo e fuoribordo di seconda mano, oltre a un po' di benzina, servono al massimo diecimila/quindicimila euro.
I migranti pare paghino in contanti (o lavorando gratis uno o due anni per i trafficanti) almeno millecinquecento euro a persona. Calcolando cinquanta persone a gommone, fanno settantacinquemila euro.
Insomma guadagnano minimo quasi quattro volte l’investimento iniziale. E chi li ferma davanti ad un guadagno simile?
Gli scafisti non ci sono in realtà, ovviamente uno dei disgraziati a bordo, uno che magari una volta ha visto una barca, si offre di fare la traversata gratis lavorando, ovvero conducendo il gommone.
Gli si dà una bussola (10  euro) o un  GPS palmare (altri sessanta euro da aggiungere al totale) e il gioco è fatto.
Non servono scafi perfetti, dato il motore piccolissimo, l’unico modo per farla andare più veloce è fare lo scafo stretto e lungo. Ovviamente il motore piccolo e tirato al massimo consuma come una portaerei, per arrivare fino in Sicilia o a Lampedusa occorrerebbero minimo 3-400 litri di carburante, e di serbatoi grandi non se ne vede traccia su gommoni. 
Quindi sorge un ultimo interrogativo, perché i fuoribordo si fatica a vederli nelle immagini? Di solito le telecamere puntano la fiancata del battello, e poi si buttano subito in uno stacco delle facce felici e disperate insieme dei migranti, tralasciando la visione complessiva della carcassa su cui navigano. E' così? 
Il sospetto è che questi gommoni siano dotati più o meno della benzina necessaria per arrivare al largo delle coste libiche, e che in qualche modo gli organizzatori comunichino via radio con i soccorsi europei che li vanno a recuperare, la tipica “nave tedesca o inglese” che ne raccoglie un migliaio e poi li scarica in Italia.
Come fanno a sapere dov’era il gommone? Insomma presumibilmente sarebbero gli sforzi degli occidentali per “arginare” il fenomeno dei migranti a dare nuovo impulso al traffico?
I trafficanti, utilizzano la Flotta di Sbarramento come un comodo taxi, e gli consentono involontariamente di risparmiare sulla benzina?
Le domande saranno anche folli, le risposte ce le daranno le Ong. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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