Italia, sovraffollamento carceri e pure maltrattamenti per Strasburgo

08 settembre 2017 ore 13:04, Luca Lippi
Il fenomeno del sovraffollamento delle carceri italiane ha procurato al nostro Paese un altro richiamo da parte della Corte europea di Strasburgo che aggiunge anche i maltrattamenti. L'Europa, dunque,  è tornata a bacchettare l'Italia sull’argomento.
In particolar modo, secondo quanto riferito dal Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa, il problema “non è stato risolto perché molti istituti di pena operano ancora al di sopra della loro capacità”.
Inoltre, il rapporto sull’Italia, che è stato stilato in base alla missione condotta nell’aprile dello scorso anno, ha denunciato anche numerosi casi di maltrattamenti.
Italia, sovraffollamento carceri e pure maltrattamenti per Strasburgo
L’ITALIA NON E’ SORDA AL PROBLEMA
Di fatto, il governo italiano non è disinteressato al problema, tuttavia le soluzioni incontrano ostacvoli politici, economici e morali. A voler edificare nuove carceri, che sarebbe la soluzione più logica, implica un impegno economico che allo stato dell’arte sarebbe impensabile (è più urgente, potendo, edificare edilizia abitativa). L’Italia sta affrontando il problema attraverso la liberazione anticipata o lo sconto di pena.

UNA SOLUZIONE PER L’ITALIA 
Nel 2013 Il Consiglio dei Ministri ha affrontato il problema del sovraffollamento delle carceri con un ‘decreto carceri’. Tra le numerose misure in magior interesse quelle per evitare il sovraffollamento nelle carceri che già all’epoca (2013) aveva procurato diverse condanne da parte dell’Europa.
Benefici e sconti sono un piccolo passo ma sicuramente una soluzione per svuotare le carceri, e comunque il beneficio non è automatico, ma scatta previa valutazione del magistrato di sorveglianza sulla “meritevolezza” dello “sconto” speciale. Quindi c’è da aspettarsi che il governo italiano risponda con questa formula, non è un indulto, ma lo ‘imita’, la “liberazione anticipata speciale” presuppone la valutazione di “meritevolezza” da parte del magistrato. Inoltre, si applicherà a tutti i reati anche se, per quelli più gravi, sarà necessaria una motivazione rafforzata.

PROTESTA PER IL SOVRAFFOLLAMENTO A SAN VITTORE
Il carcere di San Vittore in queste ore è il campanello di allarme del fenomeno. I detenuti hanno messo in atto una sorta di protesta proprio per questo motivo.
Non è stato il primo sciopero organizzato dai detenuti, che protestano non tanto contro gli agenti della polizia penitenziaria o contro la direzione della casa circondariale. La protesta è più che altro è stata effettuata per denunciare che la situazione dietro le sbarre da qualche mese è ritornata ad essere insostenibile.
In questo momento a San Vittore ci sono 1.036 detenuti a fronte di una capienza, considerati anche due reparti e mezzo chiusi, di circa 600 persone.

IL SOVRAFFOLLAMENTO DELLE CARCERI HA UN COSTO
A parte il costo vivo del mantenimento delle spese per ciascun detenuto, la legge consente anche un risarcimento danni per quei detenuti che denunciano l’amministrazione penitenziaria per il fenomeno patito a proprie spese.
In sostanza, l’azione per il risarcimento del danno per violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo non richiede particolari formalità, e può essere formulata personalmente dall’interessato o tramite l’avvocato difensore, che deve essere munito di procura speciale. Il tutto è previsto e regolato dall’articolo 35-ter della legge 354/75, introdotto dal Dl 92/2014, convertito dalla legge 117/2014.
Competente a decidere è il magistrato di sorveglianza del luogo in cui il soggetto si trova detenuto, se l’interessato lamenta un pregiudizio “attuale” ai propri diritti. Il tribunale civile del capoluogo del distretto nel cui territorio l’attore è residente è, invece, competente nel caso di:
-custodia cautelare non computabile ai fini della determinazione della pena da espiare;
-cessazione della pena detentiva (ad esempio, per i detenuti ammessi alla liberazione condizionale o all’affidamento in prova al servizio sociale);
-detenzione pregressa non più in esecuzione al momento della proposizione della domanda;
-o, in generale, pregiudizio non più attuale.
In buona sostanza, oltre le reprimende da parte dell’Europa, che poi si trasformano in vere e proprie sanzioni, ci sono anche le spese degli eventuali risarcimenti. E’ bene che lo stato non rimanga troppo fermo ad attendere gli eventi per risolvere la questione.

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autore / Luca Lippi
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