Ministero paga doppio risarcimento, morì di epatite C per sangue infetto

08 settembre 2017 ore 15:40, Micaela Del Monte
La Corte di Appello di Palermo ha accettato il ricorso delle due figlie di un donna agrigentina morta di epatite C a causa di una trasfusione di sangue infetto. Entrambe saranno risarcite dallo Stato con 700 mila euro a testa. "Lo Stato è tenuto a pagare, poiché ha violato il dovere istituzionale di controllo nell’attività  in materia di raccolta, distribuzione e somministrazione di sangue. Controlli, che se effettuati, con probabilità avrebbe impedito il contagio”. ha infatti sentenziato la Corte. 

Ministero paga doppio risarcimento, morì di epatite C per sangue infetto
La donna era morta nel 1989 in seguito alla contrazione dell’epatite C dopo ad una trasfusione di sangue infetto. La vittima viveva ad Agrigento, 47 anni all’epoca dell’accaduto, morì in seguito alla trasfusione di sangue infetto effettuata presso la struttura ospedaliera di Firenze. Nell’ottobre del 2012 il tribunale di Palermo aveva già espresso la sua condanna nei confronti dello Stato e del Ministero della Salute, richiedendo il risarcimento di 700 mila euro a ciascuna delle due figlie della donna. Il Ministero della Salute fu ritenuto da tale sentenza responsabile dei controlli non avvenuti sul sangue infetto, sacche di sangue che in quel periodo giungevano direttamente da paesi come Africa e Asia, ritenuti ad estremo rischio patogeno.

"Nel corso degli anni – scrive l’avvocato Farruggia - il virus ha compromesso la salute della sfortunata donna, le cui condizioni si sono ulteriormente aggravate a causa della comparsa quale conseguenza del contagio Hcv di un tumore al fegato che, nel  2008, al’età di 66 anni, ne ha determinato il decesso”. 

Lo scandalo dei mancati controlli sul sangue utilizzato per le trasfusioni ha portato, tra il 1970 e il 1990, alla contrazione di epatite e Aids da parte di 120 mila soggetti, con ben 4.500 decessi.
caricamento in corso...
caricamento in corso...