Vaiolo, dalla mummia di un bimbo del '600 è caccia all'antenato

09 dicembre 2016 ore 21:03, Americo Mascarucci
Il Dna del virus del vaiolo è stato ritrovato nel corpo mummificato di un bambino morto nel Seicento a Vilnius, in Lituania
L'analisi del materiale genetico, che rappresenta il più antico campione di virus mai scoperto, sembra indicare che la forma più letale della malattia non sarebbe comparsa millenni fa, come avevano fatto intendere i segni trovati sulle mummie degli antichi egizi, bensì sarebbe comparsa soltanto nel XVI secolo, giusto in tempo per essere 'trasportata' dai coloni europei nel Nuovo Mondo. 
A indicarlo è uno studio internazionale pubblicato su Current Biology, a 37 anni esatti dall'eradicazione del vaiolo, certificata il 9 dicembre 1979. 
Si è stimato che la malattia abbia ucciso circa 400.000 europei ogni anno durante il XVIII secolo e sia stato responsabile di un terzo di tutti i casi di cecità. 
Di tutte le persone infettate morirono circa il 20-60% degli adulti e l'80% dei bambini. 
Solo nel 1967, secondo i dati dell'Organizzazione mondiale della sanità, 15 milioni di persone contrassero la malattia e di questi 2 milioni morirono.

Vaiolo, dalla mummia di un bimbo del '600 è caccia all'antenato
Dopo una massiccia campagna di vaccinazione portata avanti dal XIX secolo e condotta con un imponente sforzo congiunto tra il 1958 e il 1977, l'OMS ha dichiarato nel 1979 la malattia eradicata, dopo che l'ultimo caso di vaiolo contratto in natura, causato da Variola minor, era stato diagnosticato in Somalia il 26 ottobre 1977. 
Grazie ai dati ottenuti dal ritrovamento della mummia suddetta, è stato possibile tracciare un albero genealogico che riconduce tutti questi virus ad un unico antenato comune che sarebbe comparso tra il 1530 e il 1654, anche se rimane ancora da capire quale animale potrebbe aver fatto da "incubatore" permettendo poi al virus di fare il salto di specie attaccando l'uomo.
Gli ultimi due casi di vaiolo al mondo si sono verificati a Birmingham, nel Regno Unito, nel 1978, quando due dipendenti della Facoltà di Medicina dell'Università di Birmingham contrassero il virus e uno dei due morì, l'11 settembre 1978. 
Una pubblicazione del 2010 di una squadra di esperti di salute pubblica, nominati dall'OMS, ha concluso che non vi sia alcuna essenziale questione di sanità pubblica che giustifichi Stati Uniti e Russia a mantenere riserve di virus  e questa opinione è generalmente condivisa dalla comunità scientifica, in particolare tra gli ex responsabili del programma dell'OMS per l'eradicazione del vaiolo.

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