Lo sfogo di Dell'Utri "contro" Berlusconi: "Sono innocente, pago per lui"

09 dicembre 2016 ore 20:21, Americo Mascarucci
"Sono prigioniero di una guerra combattuta contro Silvio Berlusconi"
Marcello Dell’Utri dal carcere di Rebibbia in cui è rinchiuso per scontare la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa  si confessa al Corriere della Sera e guardando indietro riconosce di aver commesso degli errori.
Come quando ad esempio si fece eleggere in Parlamento. 
"Nel 1996 mi sono candidato per difendermi nei processi, come ho sempre ammesso, e ho sbagliato - ammette - Lo status di parlamentare mi ha evitato la carcerazione preventiva e ha allungato i processi, ma avrei fatto meglio a farmi arrestare prima e scontare subito la condanna, quando avevo cinquant’anni; oggi sarei libero, un uomo saggio con un bagaglio di esperienza in più. Invece mi trovo qui dentro a 75 anni, vedo avvicinarsi il finale di partita e sinceramente mi dispiace passarlo qui anziché con la mia famiglia, i miei nipoti e i miei più cari amici".
Lo sfogo di Dell'Utri 'contro' Berlusconi: 'Sono innocente, pago per lui'
Evviva la sincerità, visto che Dell’Utri ammette le vere ragioni di una candidatura ricercata soltanto per ottenere l’immunità parlamentare.

Nonostante la sua condanna sia definitiva non accetta il verdetto dei giudici e continua a respingere le accuse. 
"I giudici – ha sostenuto – possono anche sbagliare, o subire i condizionamenti di certi climi, com’è successo a Palermo nel mio processo d’appello. Io – ha aggiunto– non mi sento un condannato detenuto, bensì un prigioniero che ha perso una guerra ancora in corso, e finché non finisce devo stare qui. Solo dopo mi libereranno. Una guerra contro Silvio Berlusconi, e contro di me per interposta persona".
Poi aggiunge:
"Io non ho fatto niente di tutto questo. Ho conosciuto solo Vittorio Mangano e Gaetano Cinà , senza sapere che fossero mafiosi e partecipai alla festa di matrimonio di quel Jimmy Fauci, altra persona di cui non conoscevo le attività criminali, in cui arrivai che erano già alla torta". 
"E allora perché, dopo la condanna, fuggì in Libano?" chiede il cronista
"Fu solo una gita - risponde -  per verificare la possibilità di una collaborazione tra la mia fondazione e quella dell’ex presidente Gemayel".


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