Pensioni, novità 2017: focus opzione donna, vantaggi e svantaggi

09 gennaio 2017 ore 16:58, Luca Lippi
Dedichiamo un focus sull’Opzione donna 2017 e indichiamo quando e a chi conviene la pensione anticipata. Le novità sulle Pensioni entrate in servizio permanente effettivo con l’esordio del 2017, sono tutte note ormai da mesi come l’aumento del numero di pensionati che riceveranno la 14esima mensilità, quindi per chi ha compiuto 64 anni e ha almeno 15 anni di contribuzione e un trattamento previdenziale pari ad un massimo di 1,5 volte il trattamento minimo, riceverà a luglio la mensilità che gli spetta.
Cresce anche il cumulo contributivo per tutte le forme previdenziali, cioè il ricongiungimento gratuito per andare in pensione, oltre la no tax area, per i pensionati con un età superiore ai 75 che è in aumento. Saranno applicate detrazioni maggiorate fino a 1.800 euro. Inoltre, sono state considerate anche le esenzioni Irpef sulle pensioni per le vittime del dovere e per i familiari superstiti.
Altre novità ci sono per le lavoratrici dipendenti che al 31 dicembre 2015 avevano 57 anni e per le autonome di 58 anni; queste con 35 anni di contributi, possono finalmente percepire la pensione con assegno calcolato integralmente con il metodo contributivo.
Presentazione domanda pensione anticipata tramite Opzione donna
Non sono previsti limiti di tempo. Infatti, tutte le lavoratrici che vorranno usufruire del trattamento hanno a disposizione tutto il tempo necessario per valutare le relative opzioni. Attenzione, però, perché in alcuni casi non risulta conveniente avvalersi dell’Opzione Donna essendo invece consigliabile attendere il raggiungimento della pensione di vecchiaia o delle altre forme di pensione anticipata.
L’Opzione donna, come noto, è una misura volta a permettere alle lavoratrici dipendenti e a quelle autonome di andare in pensione anticipata rispettivamente a 57 anni e 7 mesi e 58 anni e 7 mesi se in possesso di almeno 35 anni di contributi.

Pensioni, novità 2017: focus opzione donna, vantaggi e svantaggi

Grazie all’ampliamento previsto dalla Legge di Stabilità 2017, a partire da quest’anno le lavoratrici per usufruire della misura dovranno aver maturato i detti requisiti entro il 31 luglio 2016 (e non più entro il 31 dicembre 2015).
In altre parole, da quest’anno avranno la possibilità di beneficiare dell’Opzione Donna le lavoratrici dipendenti nate fino al mese di dicembre del 1958 e le lavoratrici autonome nate fino a dicembre del 1957.
Estensione dell’Opzione donna
L’Opzione Donna 2017 verrà ampliata a circa 2.600 lavoratrici dipendenti, 670 autonome e 860 lavoratrici del settore pubblico, per un totale di oltre 4mila nuove donne. In base a quanto previsto, però, la nuova Opzione donna prevede che la decorrenza della pensione anticipata scatterà 12 mesi dopo la maturazione dei requisiti di età e anzianità contributiva.
Quindi, le lavoratrici autonome godranno di trattamenti più sfavorevoli in quanto per loro la decorrenza scatterà 18 mesi dopo la maturazione di tutti i requisiti.
Una volta trascorso il periodo di 12 o 18 mesi, si può presentare domanda per la pensione anticipata senza particolari vincoli temporali. L’Inps lo aveva già confermato: si tratta della cosiddetta cristallizzazione dei requisiti.
Dal momento che per la presentazione della domanda di pensione anticipata non sono previsti limiti di tempo, è bene riflettere se conviene o meno abbandonare il lavoro a 57 (o 58) anni usufruendo dell’Opzione donna in quanto quest’ultima, almeno sotto il profilo economico, presenta evidenti svantaggi.
Vantaggi e svantaggi
In conclusione, l’Opzione Donna implica svantaggi dal punto di vista economico in quanto comporta un importante taglio alla pensione. Le lavoratrici che, infatti, decideranno di avvalersi della misura saranno tenute ad accettare il ricalcolo contributivo dell’importo della pensione.
Con il sistema contributivo il calcolo della pensione è basato sui contributi effettivamente versati e non, come invece accade con quello retributivo, sulla media dei redditi degli ultimi 10 o 15 anni. Quindi, un taglio dell’assegno che, stando alle stime ufficiali, dovrebbe essere del 18% per le lavoratrici dipendenti e del 27% per le autonome.
Si deduce logicamente che, a parte la libera scelta del pensionando dettata da questioni personali che ne evidenziano una convenienza non correlata al ricalcolo, i vantaggi sarebbero totalmente assenti, o meglio, ce ne sono solamente a favore dell'Inps.

autore / Luca Lippi
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