Sulle trivelle primo ko: bocciato ricorso delle Regioni, Consulta gela i pro-referendum

09 marzo 2016 ore 19:43, Micaela Del Monte
Sono inammissibili i ricorsi per il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato promossi dalle Regioni sulle trivellazioni. 
Lo ha stabilito la Corte costituzionale decidendo sulle richieste in materia presentate dai governatori. I ricorsi, riguardanti il piano delle aree e il regime delle concessioni, venivano presentati nei confronti del presidente del Consiglio, del Parlamento e dell'Ufficio centrale per il referendum presso la Cassazione. 
Il conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato, dichiarato inammissibile dalla Corte costituzionale, era stato sollevato da sei Regioni (Puglia, Basilicata, Liguria, Marche, Sardegna e Veneto) con due ricorsi (relativi alla proroga dei titoli sulla terraferma e al piano delle aree) contro l'ordinanza del 7 gennaio 2016 dell'Ufficio Centrale per il Referendum della Cassazione e per il conseguente annullamento in parte dell'ordinanza.
I sei Consigli erano tra i dieci che nel settembre 2015 hanno assunto l'iniziativa referendaria contro le norme dei decreti "Sviluppo" e "Blocca Italia" sulla ricerca e sfruttamento di idrocarburi nel sottosuolo terrestre e marino. 

Sulle trivelle primo ko: bocciato ricorso delle Regioni, Consulta gela i pro-referendum
Oggi però la Consulta ha dichiarato inammissibili i ricorsi perché per sollevare il conflitto di attribuzioni serviva il voto di almeno 5 Consigli regionali mentre ad esprimersi è stata soltanto l'Assemblea legislativa del Veneto. Una decisione che non incide sul referendum del 17 aprile, giorno in cui gli italiani saranno chiamati a votare sul quesito relativo alla durata delle concessioni entro le 12 miglia.
I promotori del referendum invitano a votare sì per abrogare la norma introdotta dall'ultima legge di Stabilità che permette alle attuali concessioni di estrazione e di ricerca di petrolio e gas, che si trovano nella zona di mare vicina alla costa, di non avere più scadenza. Con la legge di Stabilità 2016, infatti, le licenze già in essere entro le 12 miglia dalla costa sono diventate definitive.   
I quesiti referendari promossi dalle Regioni contro le trivelle erano inizialmente sei. Di questi tre sono stati soddisfatti dalle modifiche introdotte dalla legge di stabilità 2016. Sugli altri due la modifica legislativa adottata dal Governo nazionale è apparsa alle Regioni ricorrenti più una scelta per eludere la richiesta referendaria che per soddisfarne il contenuto. 
In particolare, si legge in una nota, la Consulta "ha dichiarato inammissibili i ricorsi per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato promossi nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri, del Parlamento e dell'Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di cassazione, in relazione alle richieste referendarie inerenti alla pianificazione delle attività estrattive degli idrocarburi e alla prorogabilità dei titoli abilitativi a tali attività".
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