Renzi a 'Porta a Porta' sostiene Gentiloni, ma non cuneo fiscale e Iva

09 marzo 2017 ore 16:57, Luca Lippi
Renzi a Porta a Porta, che sia premier o solo segretario di partito è sempre il medesimo Renzi. Dalla poltrona, fra un’espressione e l’altra, ostenta sicurezza e tranquillità. Che si parli di cose personali o di questioni sociali o politiche, appare distaccato, incredibilmente distaccato.
Dalla 'ex terza camera' del governo, Matteo Renzi  torna sulla vicenda Consip, invocando processi “per arrivare alla verità”: “Umanamente sono preoccupato per mio padre ma sto con i giudici”. 
Sul piano politico respinge l’idea che esista unsistema di potere toscano: è solo negli editoriali, non nella realtà”. Renzi tradisce l'aplomb quando parla di Bersani e D’Alema: “Con Bersani non ci siamo mai presi ma un partito non è `C’è posta per te...´”.  Ma guarda oltre, a una vittoria del congresso con una campagna che proietti poi il Pd più forte verso le politiche. Con un segretario che sia anche candidato premier. 

Renzi a 'Porta a Porta' sostiene Gentiloni, ma non cuneo fiscale e Iva
 
Con Gentiloni, con cui a più riprese rivendica un rapporto saldissimo e ‘l’impossibilità di litigare’, si può arrivare a fine legislatura ma, sottolinea, solo se si ‘fanno le cose’, senza restare immobili.
Quali cose? La battaglia in Europa, a partire dall’unione fiscale. E poi una politica economica che non ‘sprema’ i cittadini. “È un errore politico oggi aumentare l’Iva in un momento come quello che stiamo vivendo”, afferma, dicendosi persuaso che quella che emerge in questi giorni non sia un’idea di Gentiloni ma di tecnici per i quali è ‘un evergreen’. 
Dove allora trovare i soldi per la ‘manovrina’? I margini, secondo l’ex premier, ci sono senza far scattare le clausole di salvaguardia o aumentare le accise. Ma anche su un’idea come quella annunciata da Gentiloni di taglio delle tasse sul lavoro esprime i suoi dubbi: “La misura dei cinque punti nell’esperienza del governo Prodi non ha portato risultati. Io non l’ho fatta. Il governo deciderà e sulla base della proposta che viene fatta discuteremo”. 

Da qui al 30 aprile, l'ex premier dovrà battersi con Andrea Orlando e Michele Emiliano per la segreteria del Pd. "Orlando dicono sia forte tra gli iscritti e Emiliano nelle primarie aperte, io non lo so. Ho rispetto dei miei avversari e non passerò il tempo ad attaccarli. Uno l'ho scelto come ministro, l'altro l'ho aiutato a vincere in Puglia". Ma al governatore che si dice favorevole a una futura alleanza con i Cinque stelle ("Mai però con Fi"), replica puntuto: "A cena è andato con Berlusconi. Non so se Grillo sceglierebbe Emiliano... Io aspiro ad avere la maggioranza". 
E poi lancia la prima stoccata della campagna congressuale: sull'obbligo di vaccini a scuola, accusa, "non è stato chiaro come altri presidenti di Regione. Ma non giochiamo sulla pelle della gente, su queste cose non si scherza. Litighiamo su tanti argomenti, sui vaccini per avere un voto in più si perde la faccia e la dignità del Pd".
 
Al Lingotto questo weekend Renzi approfondirà le sue proposte con i sostenitori. Non ci sarà Walter Veltroni, che non vuole schierarsi al congresso. Mentre l’ex segretario non svela se ci sarà qualcuno di Fiat ma dice: "Marchionne l’ha salvata"ma il fatto che abbia portato la sede all’estero "mi sta sul gozzo". 
Anche gli sfidanti Orlando ed Emiliano portano avanti la loro campagna e il ministro della Giustizia, che la scorsa settimana ha incontrato Romano Prodi e raccoglie il sostegno dei prodiani, fa sapere che se venisse eletto segretario si dimetterebbe da Guardasigilli. Il Pd intanto è ancora alle prese, però, con il caos delle tessere e a Napoli la commissione congresso decide di non approvare il tesseramento, invalidando di fatto le iscrizioni dopo le polemiche della scorsa settimana. 

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autore / Luca Lippi
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