Dichiarazione intenti per più autonomia Emilia-Romagna: le polemiche

18 ottobre 2017 ore 15:56, intelligo
Il presidente del Consiglio dei ministri, Paolo Gentiloni e il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, a Palazzo Chigi hanno firmato una Dichiarazione di intenti per una maggiore autonomia per l'Emilia-Romagna: "A seguito della risoluzione adottata il 3 ottobre dal Consiglio Regionale dell'Emilia-Romagna, al fine di ottenere forme e condizioni particolari di autonomia- si legge nel documento- il Governo e la Giunta regionale intendono dare corso a tale proposito. Le materie interessate- si prosegue nell'atto- saranno oggetto di ogni necessaria valutazione, da compiere anche in forma bilaterale, in modo da perseguire un esito positivo sia per la Regione sia per l'ordinamento repubblicano sia, soprattutto, nell'interesse del Paese". 
La Giunta regionale ha infatti deciso di ricorrere alla Costituzione, che all'articolo 116, comma III, consente l'attribuzione alle Regioni a statuto ordinario di "ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia" attraverso una legge dello Stato approvata a maggioranza assoluta, sulla base di un'intesa fra il Governo e la Regione interessata
Dichiarazione intenti per più autonomia Emilia-Romagna: le polemiche
La firma di oggi arriva appunto dopo il pronunciamento dell'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna che aveva approvato una risoluzione che dava mandato al presidente Bonaccini di avviare il negoziato con il Governo. 

OBIETTIVI: 
L'Emilia Romagna chiede una maggiore autonomia legislativa e amministrativa per poter gestire direttamente, e con risorse certe, materie fondamentali per l'ulteriore crescita sociale ed economica dei propri territori, oltre che per la semplificazione delle procedure amministrative e dei meccanismi decisionali, in quattro aree strategiche: lavoro, istruzione tecnica e professionale; internazionalizzazione delle imprese, ricerca scientifica e tecnologica, sostegno all'innovazione; sanità; territorio e rigenerazione urbana, ambiente e infrastrutture. 

BONACCINI

"Il mio al presidente Gentiloni  - ha dichiarato il presidente della Regione Emilia Romagna Bonaccini - non è certo un ringraziamento formale. La dichiarazione di intenti che abbiamo firmato è per noi motivo di grande orgoglio e dimostra la volontà del Governo di prendere sul serio la nostra richiesta, di volerla approfondire con l'obiettivo, più che mai condiviso, di rendere il progetto di maggiore autonomia per l'Emilia Romagna una reale opportunità di sviluppo e di crescita per la nostra regione e per l'intero Paese, nell'ambito dell'unità nazionale e dell'alveo costituzionale, fondamenta che non possono mai essere messe in discussione. Credo sia giusto premiare le Regioni virtuose, con i conti in ordine e un alto tasso di efficienza nei servizi forniti, in primo luogo ai cittadini, e le ulteriori competenze che chiediamo ci permetteranno di investire e fare ancora meglio in ambiti come lavoro e formazione, impresa, ricerca e innovazione, tutela della salute, territorio e ambiente. Dopo il lavoro che abbiamo fatto con le parti sociali, i territori, le università e le associazioni al tavolo del Patto per il Lavoro e con le forze politiche in Assemblea legislativa, ora vogliamo fare lo stesso con il Governo, e allo stesso modo vogliamo fare presto e bene. Come già successo in altri ambiti- chiude Bonaccini-, potremmo aprire la strada a livello nazionale e farlo, stavolta, su ciò che finora non è mai stato fatto in Italia: il riconoscimento di maggiore autonomia a una Regione, attraverso la Costituzione".


LEGA ATTACCA
Sul percorso verso l'autonomia per l'Emilia-Romagna, "il presidente Bonaccini fa tenerezza, in questo teatrino" nel quale va "a Roma per chiedere un'autonomia che non potrà essere concessa, giusto per rubare la scena a Zaia e Maroni" commenta il capogruppo regionale emiliano-romagnolo della Lega Nord, Alan Fabbri. Quella di Bonaccini "è una missione che suscita tenerezza dal momento che la sua è un'azione orchestrata con il Partito democratico, al solo scopo di spostare l'attenzione da quello che sta succedendo in Lombardia e Veneto. Dove i cittadini saranno chiamati alle urne, in un processo democratico, per chiedere effettivamente che i loro territori possano usufruire del residuo fiscale che le due regioni producono". 
Quindi, "niente a che vedere con le quattro o cinque materie, peraltro tutte concorrenti, che Bonaccini vorrebbe portare a casa, con una stretta di mano del premier Gentiloni. Come se non sapesse che per ottenere qualsiasi forma di autonomia occorre una legge del Parlamento che sarà difficile approvare, visti i tempi strettissimi della legislatura e le difficoltà della maggioranza Pd, che non è in grado nemmeno di varare nessun provvedimento urgente. Stretta com'è tra veti e contro veti pre-elettorali". Andando a Roma, conclude Fabbri, il presidente della Regione "spera almeno di occupare la scena mediatica fino a domenica, magari per oscurare il plebiscito a favore dei suoi due colleghi, Zaia e Maroni, che a differenza sua non hanno scoperto l'autonomia due mesi fa. 

#emiliaromagna #lega #bonaccini
autore / intelligo
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