Autonomia, Zaia e Maroni si dividono sui soldi per la sicurezza

19 ottobre 2017 ore 15:12, Luca Lippi
Il conto del referendum sulle autonomie è esagerato, e il governatore del Veneto non ci sta. La spesa richiesta è in effetti elevata, tuttavia il governatore della Lombardia indirettamente risponde all’omologo veneto che è una cosa del tutto naturale e che non c’è nulla da sorprendersi se il Viminale metta a conto le spese per l’ordine pubblico. Andiamo con ordine e cerchiamo di fare chiarezza sulla questione.
Autonomia, Zaia e Maroni si dividono sui soldi per la sicurezza

IL REFERENDUM PER LE AUTONOMIE
Il referendum del 22 ottobre è ovviamente una consultazione locale, qualcuno potrebbe obiettare che si poteva raggiungere il medesimo risultato utilizzando uno strumento alternativo e meno macchinoso, tuttavia, sia la Lombardia sia il Veneto stanno usando uno strumento costituzionale nei termini previsti dalla legge e quindi non c’è nulla di cui duolersi. In ogni caso, il referendum è circoscritto a sole due Regioni, mentre l’impiego della Forza Pubblica per gestirne l’ordine è a carico dello Stato, e quindi è altrettanto comprensibilmente giusto che le due Regioni si facciano carico di sostenere ‘in autonomia’ i costi per l’ordine pubblico.

COSA NE PENSA ZAIA
Zaia in effetti, si è lamentato del costo troppo elevato oppure del fatto che il Veneto debba farsi carico dei costi dell’impiego di militari in generale? Secondo quanto dichiarato da Luca Zaia, la richiesta avanzata dal Viminale non è altro che "l'ultimo disperato tentativo di impedire ai veneti l'esercizio democratico del voto. Un motivo in più per andare a votare” e poi ha voluto mandare una stoccata direttamente alle istituzioni "Se questo è il segno della leale collaborazione fra istituzioni che ci è sempre stata garantita sui tavoli romani in più occasioni, siamo davvero alla frutta". Forse c’è un filo di ‘propaganda’ nelle parole del governatore del Veneto. Comunque sia, il focus reale della questione si evince dal comunicato stampa N° 1410 del 18/10/2017 del Direttore dell’area programmazione e sviluppo strategico della Regione del Veneto.
Il comunicato - Venezia, 18 ottobre 2017
Il Direttore dell’area programmazione e sviluppo strategico della Regione del Veneto e coordinatore delle attività per il referendum sull’autonomia del Veneto, dott. Maurizio Gasparin, ha effettuato una comparazione delle prestazioni e dei costi sostenuti dalle Prefetture venete in occasione delle elezioni regionali del 2015, confrontati con le prestazioni e con i costi accampati come richiesta dal Ministero dell’Interno per il referendum del 22 ottobre, somme da trasferire a carico del bilancio regionale.
Si può constatare come l’intera gamma di attività svolte dalle Prefetture del Veneto nel 2015 a supporto delle attività degli uffici regionali, ammontasse a 151.625,27 euro mentre ad oggi, per la gestione del referendum, per un numero di attività decisamente inferiori, la cifra ammonti a 2.044.875 euro. 
In tale cifra, il Ministero ha inserito i costi per l’ordine pubblico, costi che fino ad oggi mai erano stati contemplati e conteggiati in alcun accordo di programma con il Ministero dell’Interno.

COSA NE PENSA ROBERTO MARONI
Di fatto, smentisce l’omologo veneto. E da ex ministro dell’Interno ha dichiarato: “E’ una sorpresa, sapevamo che tutti gli oneri erano a carico delle regioni. Sapevamo che erano a nostro carico, sono costi aggiuntivi che abbiamo messo a bilancio”. E poi ha sottolineato: “La vedo come una cosa positiva: se la sicurezza è a carico della Regione vuol dire che lo stato riconosce che la Regione può avere competenza anche sulla sicurezza”.

In conclusione, però, non si riesce a capire se per l’esercizio democratico del voto non su tutto il territorio nazionale, il costo dell’ordine pubblico debba essere a carico (come in questo caso) delle Regioni oppure dello Stato.

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