Più livelli di tumore alla prostata, quando la "sorveglianza attiva" è cura

20 settembre 2017 ore 13:47, Americo Mascarucci
Si chiama sorveglianza attiva e in presenza di un tumore alla prostata può permettere di evitare il ricorso a chemio e chirurgia per un paziente su 3. Lo ha certificato uno studio in corso da 11 anni, condotto dai ricercatori dell’ Istituto dei Tumori (INT) e dell’Università di Milano. Lo studio ha verificato come a distanza di 5 anni dalla diagnosi di tumore alla prostata un paziente su 2 riesca ancora ad essere sotto controllo evitando i trattamenti previsti.
Più livelli di tumore alla prostata, quando la 'sorveglianza attiva' è cura

LO STUDIO
Lo studio, che è stato pubblicato sulla rivista Tumori Journal, ha coinvolto 818 pazienti con tumore della prostata ad andamento non aggressivo, che sono stati sottoposti a monitoraggio continuativo. Ciascuno di essi è stato sottoposto annualmente a due controlli clinici con palpazione della ghiandola prostatica e a quattro analisi del PSA. Al termine del primo anno dopo l’entrata e periodicamente durante il programma di sorveglianza attiva, è stata inoltre ripetuta la biopsia. 
"Il dato estremamente positivo emerso dallo studio è che a distanza di cinque anni, il 50 percento dei pazienti è ancora nel programma di sorveglianza attiva. In più, non si sono verificati decessi a causa del carcinoma prostatico e neppure metastasi - ha detto Riccardo Valdagni, direttore della Radioterapia Oncologica 1 e del Programma Prostata dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano - Questo significa che la metà dei pazienti arruolati, a 5 anni dalla diagnosi, ha potuto evitare gli effetti indesiderati di un trattamento curativo non necessario e quindi inappropriato".

IL TUMORE ALLA PROSTATA
Per carcinoma della prostata si intende una categoria diagnostica che annovera le neoplasie maligne che si originano dalle cellule epiteliali della prostata, una ghiandola dell'apparato genitale maschile. Questa neoplasia può dare luogo a metastasi, con predilezione per le ossa e i linfonodi loco-regionali. Il tumore alla prostata può causare dolore, difficoltà alla minzione, disfunzione erettile e altri sintomi.
Il tumore alla prostata si sviluppa più frequentemente negli ultracinquantenni; è il secondo più comune tipo di tumore negli Stati Uniti, dove è responsabile del maggior numero di morti da tumore, dopo il tumore del polmone. Molti fattori, compresa la genetica e la dieta, sono stati implicati nello sviluppo del carcinoma prostatico.
Il tumore prostatico viene più spesso scoperto all'esame obiettivo o per il tramite di esami ematici, come la misurazione del PSA(antigene prostatico specifico). Un sospetto tumore alla prostata è tipicamente confermato tramite l'asportazione (biopsia) di un frammento di tessuto, e il successivo esame istologico. Si può ricorrere a ulteriori test come l'ecografia, la radiografia e la scintigrafia, per determinarne la diffusione e se il tumore abbia o meno originato metastasi.
Il tumore prostatico si può trattare con la chirurgia, la radioterapia, la terapia ormonale, occasionalmente la chemioterapia, o combinazioni di queste. L'età e lo stato di salute del paziente, così come la diffusione del tumore, l'aspetto microscopico, e la risposta al trattamento iniziale, sono importanti per determinare la prognosi. Poiché il tumore della prostata è una malattia tipica degli uomini anziani, molti di essi potranno andare incontro a morte prima che il tumore possa espandersi o causare sintomi; ciò rende difficoltosa una selezione del trattamento. La decisione se trattare o meno un tumore localizzato (ossia completamente confinato all'interno della prostata) implica un bilancio tra i benefici attesi e gli effetti negativi in termini di sopravvivenza del paziente e della sua qualità della vita.
Con circa 35 mila nuove diagnosi all’anno, il tumore della prostata è il più frequente tumore maschile. Negli ultimi anni si è registrato un drastico aumento delle nuove diagnosi come conseguenza della diffusione dell’esame del PSA.  Non tutti i tumori rilevati, tuttavia, sono aggressivi. Tutt’altro: il tumore della prostata è spesso caratterizzato da una crescita molto lenta che non dà segni di sé per tutta la durata della vita. 

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