Boom anziani non autosufficienti, maglia nera al Veneto: "case" troppo care

23 agosto 2017 ore 10:25, Micaela Del Monte
Fino a qualche anno fa le case di riposo erano ‘l’ancora di salvezza’ per le famiglie che non sapevano come assistere gli anziani non autosufficienti. Oggi, però, tali strutture sono molto care, quindi i nuclei familiari sono costretti ad accogliere in casa gli ‘anziani problematici’. Tutto ciò crea una serie di criticità, come quelle lavorative. Se un anziano non è autosufficiente e, dunque, ha bisogno di assistenza h24, a chi spetta accudirlo? In molte famiglie si ricorre alla turnazione ma è evidente che è molto facile, quando si hanno anziani non autosufficienti in famiglia, perdere il posto di lavoro. Sarebbe tutto più semplice se le rette delle case di riposo fossero meno onerose, o no?

Boom anziani non autosufficienti, maglia nera al Veneto: 'case' troppo care
Ci sono regioni italiane, come il Veneto, in cui il numero degli anziani è impressionante. In base a uno studio condotto dall’Ires e richiesto dal sindacato pensionati della Cgil, in tale regione vivono oltre 200.000 anziani non autosufficienti, ovvero quasi il 20% della popolazione complessiva. Purtroppo il Veneto è una regione italiana che ancora non ha attuato la legge quadro sulla non autosufficienza e quella sull’assistenza. Ne deriva che gli anziani non autosufficienti veneti vivono spesso nelle case dei familiari, perché è impossibile pagare le rette delle case di riposo. Se una famiglia veneta sceglie di collocare un anziano in una casa di riposo sa di dover pagare, come minimo, una retta di mille euro al mese. In certi casi si arriva anche a tremila euro al mese. Se invece si vuole pagare una badante, il prezzo scende ma è sempre rilevante: circa millecinquecento euro al mese. Purtroppo nel Veneto solo il degli anziani over 65 beneficia del contributo regionale per saldare la retta nella Rsa. Sono ormai svariati anni che tale regione eroga il medesimo numero di vantaggi.

In tale contesto, come spiega Gino Ferraresso, responsabile del dipartimento di contrattazione sociale dello Spi Veneto, “le risorse nazionali e regionali per la non autosufficienza vanno aumentate in maniera consistente. Ma ciò può anche non bastare. Quello che manca veramente è una seria programmazione degli interventi. Per questo prima di tutto bisogna investire in prevenzione a partire dalle persone più giovani: stili di vita corretti diminuiscono la possibilità di diventare malati cronici. Poi è necessario prendere in carico la persona quando cominciano ad emergere i primi segnali della non autosufficienza, per rispondere in maniera adeguata a quei bisogni mutati. Il distretto socio-sanitario dovrebbe essere il regista di questa presa in carico attraverso un lavoro coordinato delle assistenti sociali, dei medici di medicina generale, dei Comuni. Le prestazioni e i servizi (co-housing, assistenza domiciliare, assistenti familiari, centri diurni, centri servizio, volontariato) potrebbero alla fine costare di meno (in termini di risorse economiche) e far star meglio sia la persona, che la famiglia che la comunità”.
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