Ape volontaria ‘non vola’ prima di ottobre, ma crescono gli interessi

30 agosto 2017 ore 11:08, Luca Lippi
Ancora ritardi per l’Ape volontaria. La partenza, in origine, era prevista a maggio 2017, poi a fine luglio il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, aveva assicurato che sarebbe stata pronta e “utilizzabile” per “i primi giorni di settembre”. Ma i ritardi continuano ad accumularsi e soprattutto la contrattazione con banche e assicurazioni risulta più complessa del previsto.
Il decreto attuativo è stato redatto, ma non ancora esaminato, e quindi giace sulle scrivanie dell’ufficio legislativo di Palazzo Chigi. Il Consiglio dei ministri, con beneficio d’inventario, dovrebbe licenziare il decreto a fine settembre, e solo da questo momento in poi si potrà mettere mano agli aspetti tecnici. In estrema sintesi, non si dovrebbe avere notizia dell’Ape volontaria se non alla fine del mese di ottobre, nel bel mezzo della preparazione della legge di bilancio.
Ape volontaria ‘non vola’ prima di ottobre, ma crescono gli interessi
Intanto è da chiarire sin da subito che il diritto alla pensione anticipata a totale carico del pensionando, sarà garantito con la compensazione finanziaria facente riferimento alla data di partenza del decreto prevista al primo maggio 2017. L’Inps pagherà gli arretrati ma nel frattempo l’Ape volontaria cambierà ancora molti aspetti dal profilo origile oltre quelli già variati. 

COME FUNZIONA L’APE VOLONTARIA ALLO STATO DELL’ARTE
L’Ape volontaria consente di ricevere un assegno mensile dal giorno in cui si smette di lavorare al momento in cui si ha diritto alla pensione di vecchiaia. La durata è compresa fra un minimo di 6 mesi e un massimo di 3 anni e 7 mesi. Queste somme non contribuiscono a formare il reddito su cui si paga l’Irpef e vengono erogate in 12 mensilità dall’Inps, ma arrivano da un prestito bancario assicurato che dovrà essere restituito nei primi vent’anni di pensionamento effettivo. 
Oltre agli interessi bancari sarà obbligatorio pagare anche il premio di una polizza assicurativa per tutelare la banca e gli eredi dal rischio che il sottoscrittore muoia prima di aver saldato il debito. Alla luce di questi costi, l’Ape volontaria prevede anche un quarto requisito: la futura pensione, al netto della rata di restituzione del prestito, non deve essere inferiore a 702 euro al mese, cioè 1,4 volte il trattamento minimo Inps.
A ben vedere, quindi, l’Ape volontaria non è una vera pensione anticipata, perché non prevede alcuna riduzione dei requisiti pensionistici. Si tratta piuttosto di un anticipo finanziario il cui costo piuttosto importante, sarà solo in parte compensato da una detrazione fiscale del 50% sulla quota interessi e premio.

IL NODO ‘TASSO D’INTERESSE’
I continui ritardi, ovviamente, mettono a repentaglio tutti gli accordi di natura finanziaria già stretti fra Governo e istituti di credito aderenti. Uno fra tutti è la questione del tasso d’interesse cui sarebbe erogato l’anticipo. Il tasso d’interesse rischia di salire dal 2,5% al 3,5%. La decisione finale non è ancora stata presa, le condizioni di mercato stanno cambiando e chi accederà all’Ape volontaria potrebbe pagare un costo diverso a seconda del momento in cui invierà la domanda.

LA 'CLAUSOLA DI ALLUNGAMENTO'
Nel decreto attuativo si parla anche di 'clausola di allungamento'. La legge prevede che nel 2019 l’età pensionabile venga adeguata alla speranza di vita e il requisito anagrafico per il trattamento di vecchiaia dovrebbe salire a 67 anni. Il Parlamento vorrebbe disinnescare questo meccanismo ma l’intervento sarebbe costoso e metterebbe a rischio la tenuta del sistema previdenziale nel lungo termine. Se alla fine nulla cambierà e fra due anni l’età per la pensione salirà davvero, l’Ape volontaria si adeguerà a sua volta: il prestito si dilaterà, mentre l’onere e la rata di ammortamento saranno rideterminati in modo da coprire i mesi in più che separano il pensionando dal diritto all’assegno di previdenza. 

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autore / Luca Lippi
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