Mirko De Carli: ''Il mio abbraccio con Caffarra e la Chiesa che accompagna il PdF''

07 settembre 2017 ore 13:51, Stefano Ursi
Sono molti i pensieri e i ricordi che si susseguono, sui media e sui social, del Cardinal Caffarra, arcivescovo emerito di Bologna, dopo la sua morte a 79 anni. Caffarra, creato cardinale a marzo 2006 da papa Benedetto XVI, è stato vescovo di Ferrara dal 1995. A dicembre 2003 è stato nominato da papa Giovanni Paolo II a Bologna, dove ha preso il posto del cardinale Giacomo Biffi e si è insediato a inizio 2004. È rimasto in carica per undici anni, fino alla fine di ottobre del 2015. A IntelligoNews parla Mirko De Carli, Coordinatore per il Nord Italia del Popolo della Famiglia, che ricorda alcuni momenti vissuti con Caffarra e getta uno sguardo sul futuro.

Mirko De Carli: ''Il mio abbraccio con Caffarra e la Chiesa che accompagna il PdF''
Mirko De Carli
Un suo ricordo personale del Cardinal Caffarra.

''Un ricordo che ho portato nel cuore proprio ieri, quando mi è arrivata la notizia della morte del cardinale. È l'ultimo incontro che abbiamo avuto, nella sua residenza a Bologna dove viveva, da quando era divenuto arcivescovo emerito dopo il pensionamento. Abbiamo avuto un colloquio sulla campagna elettorale di Bologna, che come Popolo della Famiglia avevamo definito, e mi colpì moltissimo quando ebbe a dire che avevo scelto, nella mia vocazione politica, la strada più impervia ovvero quella di rimanere ancorato alla dottrina sociale della Chiesa. E la cosa che ancora mi fa sorridere è quando diceva che portava in giro il volantino dei punti del Popolo della Famiglia alle suore che incontrava nei vari monasteri o conventi, e tutti erano contenti di poterlo leggere: finalmente dei giovani cristiani in politica, dicevano, che si impegnano alla luce della dottrina sociale della Chiesa. Ricordo un abbraccio fraterno, una foto assieme che porterò sempre nel cuore''.

Chi, oggi, vi è così vicino?

''Io credo che personalità come Mons. Negri o l'arcivescovo Crepaldi di Trieste e molti altri siano spiritualmente vicini a noi, come lo è stato Caffarra. Ritengo che oggi la sfida del PdF, come quella dei grandi movimenti di liberazione dell'Est Europa, sia avere sacerdoti vicini e io ne ho tanti, dalle piccole località come S. Giuseppe di Comacchio o altre zone d'Italia dove ci sono preti coraggiosi, o Riolo Terme dove la festa della Croce Quotidiano si svolgerà nel campo della parrocchia. Sacerdoti che non confondendo, come il parroco di Ostia che si candida alla presidenza del Municipio, i ruoli fra sacerdote e laico ci accompagnino come guide spirituali: non appoggiando in maniera personale l'impegno partitico, ma dando il proprio contributo di appoggio spirituale e di formazione nel nome della dottrina sociale della Chiesa. Credo che sia la cosa più importante. Poi come singola persona ognuno farà quel che vuole, ma in tutta Italia stiamo avendo tanti sacerdoti che si espongono con noi e ci mettono la faccia: a Pretola, vicino Perugia, a fine della funzione religiosa il parroco ha chiesto che raccontassi la mia esperienza a tutta la comunità ecclesiale. Una cosa, di questi tempi, sorprendente''.

Gli ultimi sondaggi vi dicono in crescita. E ci dicono che la gente torna a cercare i valori: il PdF incarna i valori e la visione cui le persone tornano a guardare?


''Credo che nella mente delle persone, anche involontariamente grazie al sistema elettorale proporzionale con ci troveremo ad andare a votare, stia tornando più compatibile e comprensibile il voto identitario rispetto a quello utile, che ha portato ai frutti nefasti che vediamo oggi: astensionismo altissimo e mancata identificazione fra cittadino e movimento politico, dove la logica che muove l'elettore è quella del male minore. Invece oggi credo che in molti, per tornare a votare, abbiano bisogno di una corrispondenza ideale fra proposta del movimento politico e ciò in cui si crede. Un esempio sia l'episodio di ieri sera durante lo speciale dedicato a Pavarotti su RaiUno, quando è stata fatta parlare la sezione Onu per i Rifugiati a cui andavano parte dei proventi del concerto, si sono uditi dei malumori che però sono stati coperti con l'inserimento improvviso della voce di Pavarotti. Questo malessere diffuso su politiche di governo sbagliate, una su tante quella sull'immigrazione, sta a significare che queste persone non cercano il populismo della Lega ma una proposta politica che riesca a dare risposte ideali sulle sfide del nostro tempo: risposte che presuppongono pensieri forti e quindi ideali forti''.

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autore / Stefano Ursi
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