Columbus Day cancellato, CasaPound: ''Perchè soffiano sul fuoco della guerra civile''

01 settembre 2017 ore 13:54, Stefano Ursi
Sta facendo molto discutere la vera e propria guerra alle statue (e non solo) di Cristoforo Colombo a cui si sta assistendo negli Usa: da Detroit a Baltimora monumenti sono stati rimossi, fino a Yonkers dove un busto di gesso dello scopritore dell'America su Columbus Park è stato decapitato. A LA Il Columbus Day è stato cancellato e a New York il sindaco Bill De Blasio ha inserito il monumento a Colombo nell'elenco dei monumenti da abbattere perchè: è ''discriminatorio'', dice. La figura del navigatore ricorderebbe, secondo chi porta avanti queste iniziative, il genocidio dei nativi operato poi dai conquistadores. Su questo IntelligoNews ha chiesto l'opinione di Simone di Stefano, vicepresidente di CasaPound.

Columbus Day cancellato, CasaPound: ''Perchè soffiano sul fuoco della guerra civile''
Simone Di Stefano
Statue di Colombo rimosse o decapitate, Columbus Day cancellato.

''A prima vista pare una pazzia generalizzata, ma sono sicuro che dietro c'è chi finanzia, spinge e muove le leve in questo senso, cercando sostanzialmente di arrivare ad una frammentazione completa della società americana. È soffiare sul fuoco della guerra civile''.

Quando i Talebani abbattevano i Buddha o l'Isis distruggeva le vestigia mesopotamiche si parlò di barbarie, di cancellazione della storia. Oggi, dicono in molti, il discorso su questi fatti è diverso.

''Le leve che muovono chi va a buttare giù le statue, di qualsiasi colore o religione sia, sono le stesse. C'è da dire che non se ne sente parola sui grandi media tradizionali, ci sono filmati che non vediamo sui telegiornali ma che, fortunatamente, tutti possono vedere sul web. È triste e direi soprattutto pericoloso che di questo atteggiamento non si parli e che non venga stigmatizzato''.

De Blasio, Obama, Trudeau sono, secondo lei, prodotto di un sistema che vuole cancellare le radici di una civiltà? E in sostegno di quali diritti e pensiero? 

''Il punto d'arrivo è sempre la cancellazione delle identità del passato, della storia qualunque essa sia, per formare una nuova umanità senza identità e globalista. Il concetto è: tutto ciò che è stato fatto in passato è brutto e cattivo, quindi ripartiamo da oggi e cancelliamo ogni riferimento al passato. Così diveniamo il nuovo popolo mondiale, dove non esistono differenze e prende forma tutta la retorica globalista. Sostanzialmente quello che si vuole, alla fine, è uccidere gli stati nazionali e qualsiasi cosa che possa far ritrovare un popolo attorno ad un'idea, che possa far sì che questo popolo si riscopra e combatta contro il sistema. Io il disegno lo vedo chiaramente e ben preciso: se puntiamo solo sui personaggi, non ci rendiamo conto del progetto che è ben più ampio e sta subendo una potente accelerazione perché è messo fortemente in discussione. L'elezione di Trump, al di là di ciò che sta facendo oggi ovvero l'esatto contrario di ciò che aveva proposto in campagna elettorale, è stata reale. È stato lo scossone ad un certo sistema, quello della globalizzazione finanziaria, per dire 'attenzione, i popoli possono ritrovarsi attorno ad un'idea: qualsiasi essa sia va cancellata'. Quindi si cancellano il passato e la storia delle nazioni, si riforma l'umanità da zero e dai valori del globalismo. Per me, ribadisco, l'accelerazione è stata data dall'elezione di Trump''.

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autore / Stefano Ursi
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