L'11 settembre per Donald Trump: "America unita, nessuno può distruggerla"

11 settembre 2017 ore 16:52, Luca Lippi
La commemorazione dell’11 settembre nelle parole di Donald Trump. Sono passati sedici anni da quel tragico undici settembre del 2001, una data destinata a cambiare per sempre la storia del mondo. Un evento sconvolgente quanto inaspettato, uno di quelli che segnano profondamente l’esistenza umana fino a far ricordare alla perfezione ogni minimo dettaglio che ha fatto da sfondo al momento in cui si è appresa la tragedia.
Quella giornata è stata come un nuovo big bang, un’esplosione che improvvisamente è sembrata azzerare il mondo precedente e inaugurare una nuova era.  Quel giorno tutti si sono sentiti indistintamente americani, anche chi magari non ha mai amato granché gli Usa.
L'11 settembre per Donald Trump: 'America unita, nessuno può distruggerla'
L'AMERICA SI FERMA
L'America si ferma, come ogni anno l'undici Settembre. Alle 8.46 del mattino New York si raccoglie in un minuto di silenzio per ricordare le vittime degli attentati. La stessa cosa la fa il presidente degli Stati Uniti, facendo seguire al raccoglimento qualche parola di circostanza. Ha detto Trump dal Pentagono: "Se l’America è unita, nessuno potrà distruggerla. 7.000 soldati Usa sono morti per combattere il terrorismo. Piangiamo le vittime, le onoriamo e ci impegniamo a non dimenticare mai".
Nativo di New York, Donald Trump loda spesso il coraggio del corpo di polizia newyorchese, dei pompieri, e tutti coloro che hanno prestato soccorso durante l'attentato pur sapendo che avrebbero messo a repentaglio la propria vita, un esempio di reazione operosa della città che lui stesso ha deciso di rappresentare. Trump inoltre ha criticato l'ormai ex presidente George W.Bush, accusandolo di non aver gestito la cosa nel migliore dei modi e di aver messo la vita degli americani in pericolo. 
Trump inoltre ha dichiarato di aver perso centinaia di amici nell'attacco e che avrebbe aiutato a ripulire le macerie dopo l'attentato; il presidente non ha fornito i nomi di coloro che sono caduti nell'attacco ma ha menzionato un prete morto mentre prestava servizio come cappellano.

UN CAMBIO EPOCALE
Il popolo Usa quel giorno ha dimenticato quella che, fino a quel momento, la storia aveva identificato come la più grave delle umiliazioni inflitte all’America, l’attacco di Pearl Harbor ad opera dell’esercito giapponese ai tempi della Seconda Guerra Mondiale. La risposta a quell’oltraggio fu lo sganciamento delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, la risposta all’attentato dell’11 settembre fu invece la guerra al terrorismo e a quegli stati del Medio Oriente considerati in combutta con Bin Laden; l’Afghanistan dei talebani, l’Iraq di Saddam Hussein. 
Ma se contro i giapponesi le bombe atomiche ottennero il risultato di piegare definitivamente ogni resistenza nipponica, la guerra al terrorismo, diretta conseguenza dell’attacco alle torri gemelle, non ha affatto ottenuto l’effetto sperato, quello cioè di vendicare le vittime dell’11 settembre, estirpando nel contempo il terrorismo islamico. Certo, Bin Laden è stato ucciso, il regime dei talebani in Afghanistan è stato abbattuto, il Mullah Omar è morto, Saddam Hussein ha perso la guerra e dopo essere stato catturato è finito sulla forca. 

LA LOTTA AL TERRORISMO
Ma si può parlare di successo Usa nella lotta al terrorismo? No, perché il terrorismo non soltanto non è stato sconfitto ma è più forte di prima al punto che, proprio la caduta di quei regimi considerati responsabili del sanguinoso attentato, hanno fatto precipitare il Medio Oriente nel caos, nell’anarchia più totale, in una guerra tribale che ha agevolato l’esplodere del radicalismo islamico e l’affermazione del terrorismo come forma di lotta e di resistenza ad un Occidente considerato 'il grande Satana'. 
A tutto ciò si sono aggiunte negli ultimi anni le fallimentari strategie di Obama, quell’assurda pretesa di esportare la democrazia nei paesi islamici fino a sostenere lo sviluppo delle primavere arabe in Egitto, in Libia, in Siria. Ci ritroviamo oggi con l’Isis e con l’esodo di interi popoli costretti a lasciare le proprie terre per sfuggire alle pulizie etniche messe in atto dai miliziani del Califfato con metodi che avrebbero fatto rabbrividire persino il celebre, spietatissimo Attila. 
L’Occidente ha purtroppo completamente fallito la strategia di risposta all’11 settembre del 2001. Da quel giorno il mondo ha smesso di essere al sicuro, il terrore ha preso a dominare e gli Usa, l’Europa, i popoli cosiddetti civili, hanno perso la capacità di vincere la paura.

#TorriGemelle #Commemorazione #UndiciSettembre
autore / Luca Lippi
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