Barcellona, Crepet: ''Perché non sono i nostri adolescenti ma soldati''

22 agosto 2017 ore 13:06, Stefano Ursi
Emergono sempre più particolari relativamente agli attentati di Barcellona, alle Ramblas e a Cambrils. Prima di essere ucciso dalla polizia spagnola, il presunto killer della Rambla, Younes, era stato descritto dalla madre in un'intervista al Corriere della Sera; la mamma spiegava di non aver ''mai notato nulla di strano nel suo comportamento'' e lo descriveva come ''buono''. Il giovane, spiega la madre, lasciava alla famiglia ogni mese 300 euro. Un quadro che fa molto riflettere e IntelligoNews ha tentato di analizzare alcuni di questi dati con il prof. Paolo Crepet, psichiatra.

Barcellona, Crepet: ''Perché non sono i nostri adolescenti ma soldati''
Paolo Crepet
Come mai, in questi casi, le mamme non si accorgono mai delle attività dei figli? I silenzi di questi ragazzi, che diventano terroristi, sono come quelli dei nostri adolescenti, che al contrario diventano nichilisti?

''Del fatto che le mamme non sappiano mai nulla non mi stupisco e non sta qui la notizia. Questi, per venire alla sua domanda, non sono ragazzi qualsiasi, sono dei soldati. Assoldati, pagati per non parlare nemmeno sotto tortura tanto è vero che si fanno ammazzare pur di non essere presi vivi: uno che si mette una cintura esplosiva falsa, è chiaro che il minimo che ti possa succedere è che ti sparino in testa. Non mi sorprendo di questo, francamente, mentre le cose che mi sorprendono sono ben altre, e su cui poi, guarda il caso, l'approfondimento si assottiglia sempre più''.

Ci spieghi meglio.

''Mi riferisco a chi c'è dietro. Perché questo terrorista mandava 300 euro alla mamma tutti i mesi, magari giustificandoli con il fatto che faceva il cameriere: 300 qui, altri lì, più tutti gli armamentari, chi ti insegna come si fanno le bombe. Tutto questo ha un costo non irrilevante, come è ovvio ritenere. La domanda è: chi tira fuori i soldi? Questo primo passaggio dall'imam morto sotto le macerie a chi gli sta sopra mi interessa, perché per quanto riguarda gli esecutori degli attentati parliamo di manovalanza del più basso rango possibile immaginabile, facilmente reclutabile, esattamente come fa la camorra tanto per dire. Invece che farti sperare nel Paradiso con le vergini ti prospetta il poter comprare un'auto di lusso. Io, da lettore, sono incuriosito dalla capacità straordinaria dei servizi di sapere tutto su di noi, perché questo signore era stato segnalato sei mesi fa perché andava troppo forte in macchina su una strada periferica di Parigi. Magari si sapeva anche quante volte è andato a mangiare la pizza. Perché le informazioni però si fermano misteriosamente, pur così capillari, ai soldati di basso rango? Non dico arrivare alle grandi banche internazionali, ma chiedersi l'imam chi lo paga?''

Internet ha vinto sulla famiglia? È questo il vero volto della globalizzazione?

''Questo vale per la gioventù mondiale, perché questa sera, ad esempio, il 18enne Mario chatta con Alice che sta a Belgrado e la mamma non sa un accidenti. E questo è normale che avvenga, perché Internet è fatto così: è uno strumento che può essere utile ai servizi per sapere quante volte andiamo a mangiare la pizza, ma allo stesso tempo un mezzo per coprire anonimati con nuovi strumenti, e penso ad esempio a Telegram. Che io ad esempio non so cosa sia, ma mia figlia mi ha spiegato essere uguale a WhatsApp. La digitalizzazione della nostra vita è sempre a doppio senso: da un lato si è ipercontrollati e dall'altra però si può anche tentare di comunicare con si vuole sfuggendo a questo controllo. Mi chiedo sempre, come detto, sopra: se si usano strumenti di controllo, perché ci si ferma sul più bello? Sarebbe interessante conoscere cosa facesse l'imam di Barcellona cosa facesse, invece di sapere dopo che con le bombole aveva intenzione di buttare giù la Sagrada Familia. Questa domanda la dobbiamo urlare: i servizi fanno tutto benissimo e l'hanno beccato dopo due giorni, ma anche perché la popolazione ha aiutato. Una signora, molto solerte, ha fatto una telefonata alla polizia, altrimenti chissà dove sarebbe andato a finire. È meraviglioso che si collabori, ma io mi faccio delle domande e questo non riguarda solo Isis, ma anche la criminalità organizzata''.

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autore / Stefano Ursi
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