Germania, per Di Stefano (CP): "Le differenze tra noi e Afd. Oggi Petry ha sbagliato"

25 settembre 2017 ore 17:19, Americo Mascarucci
L'estrema destra tedesca rappresentata dal partito Alternativa per la Germania, ha visto una forte avanzata elettorale sfiorando il 13% alle elezioni politiche che hanno registrato la scontata vittoria, seppur contenuta, della cancelliera Angela Merkel. Eppure proprio nel giorno in cui l'Afd dovrebbe festeggiare, è costretta a registrare una forte spaccatura interna con la non adesione al gruppo di una delle leader storiche, Frauke Petry, espressione dell'area moderata dell'estrema destra, la quale ha evidenziato come la deriva populista adottato da Afd non aiuterebbe il partito a diventare forza di governo. Qualcuno sui social ha commentato ironicamente che "Alfano e company al confronto sarebbero dilettanti". Intelligonews ha sentito cosa ne pensano dalle parti di CasaPound, intervistando il vicepresidente Simone Di Stefano.
Germania, per Di Stefano (CP): 'Le differenze tra noi e Afd. Oggi Petry ha sbagliato'

L'estrema destra trionfa in Germania. Quanto vi sentire idealmente vicini ad Afd e quali programmi vi uniscono?

"In realtà ci sentiamo vicini a loro soltanto idealmente, ma poco sui contenuti. Ci unisce lo spirito identitario, lo stesso orgoglio di essere, noi italiani e loro tedeschi. Ci unisce sicuramente il contrasto all'invasione dell'Europa attraverso un'immigrazione di massa che l'alta Finanza ci impone.  Premesso ciò siamo però molto distanti sul piano geopolitico. In loro c'è una sorta di retorica padana di quart'ordine, laddove arrivano a sostenere che l'Europa non va bene perché i tedeschi versano troppi soldi che poi noi del Sud ci mangiamo. Tuttavia la forte affermazione di Afd in Germania è un'ulteriore passo verso la disintegrazione dell'Unione Europea, e questo non possiamo che salutarlo con favore".

Intanto però si registrano già le prime crepe. Frauke Petry ha annunciato di non aderire al gruppo parlamentare in dissenso con la linea impressa da Alice Weidel e in Italia c'è chi arriva addirittura a dire che nemmeno Alfano e company sono arrivati al punto di uscire da un partito ad urne ancora aperte. Come commenta?

"E' l'errore classico che abbiamo già visto fare dal Front National francese, il tentativo di moderare le posizioni quando si comincia a vedere vicino l'obiettivo del Governo. Prima si assumono posizioni estreme per prendere voti, quando poi il consenso aumenta allora ci si preoccupa di non apparire troppo estremisti per paura di non arrivare alle poltrone. Lo abbiamo visto recentemente anche in Italia ad opera del Movimento 5Stelle, con Di Maio che va a Cernobbio a dire che l'euro non è in discussione, che l'Unione Europea deve cambiare ma che comunque non è intenzione di nessuno uscire. Salvini non è da meno. Basta ascoltare quello che dice quando appare in televisione per capire come anche la Lega stia rimodulando le sue posizioni su Europa ed euro. Noi invece la nostra lotta all'euro e all'Europa la porteremo avanti fino in fondo, anche perché i voti vanno cercati nell'area dell'astensionismo, nell'estrema sinistra eventualmente, ma non fra i moderati".

Per tutta la campagna elettorale l'estrema destra tedesca è stata etichettata dai media col termine "neonazista". Alla luce dei risultati delle urne non appare sempre più evidente come lo spauracchio, tanto del nazismo che del fascismo, non funzioni più a spaventare gli elettori? 

"La gente comune si rende conto che viviamo nel 2017 e non più nel 1918. Appare evidente a tutti che movimenti come CasaPound che si richiamano espressamente al fascismo non hanno nessuna intenzione di restaurare la dittatura e mettere fine alla democrazia, ma propongono sulla scena politica ricette efficaci che prendono spunto da quel momento storico. Va detto che neanche la democrazia è più quella di settant'anni fa. All'epoca in Inghilterra gli omosessuali venivano rinchiusi in manicomio, oggi a capo dei cosiddetti neonazisti tedeschi c'è una donna omosessuale fatto questo che ha provocato un cortocircuito mediatico. Gli unici che non hanno ancora capito che il mondo è cambiato sono purtroppo certi commentatori televisivi". 


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