corea del Nord, Kim Jong-Un il furbetto: minaccia l'America per tenere a bada la Cina

05 settembre 2017 ore 15:28, intelligo
Lanciare un missile capace di trasportare una testata nucleare fino a Los Angeles o Chicago è una cosa da matti. Promettere di spazzare via gli Stati Uniti pure. Il problema è che il presidente nordcoreano Kim Jong- matto non è, anzi; uno che esercita saldamente il potere in patria tenendo sotto scacco la prima, la seconda e la terza economia del pianeta (Usa, Cina e Giappone) non va sottovalutato. Dietro le sue pericolose sceneggiate c’è un piano, magari grossolano ma tutt’altro che stupido, per restare al potere e tenere a bada il vero padrone dell’area, la Cina.
L’unico dato nuovo che emerge da questi giorni di tensione non è il lancio del missile balistico sui cieli del Giappone né il test sotterraneo di una bomba all’idrogeno (il padre ne fece uno nel maggio 2009 causando un terremoto leggermente meno potente di quello sentito il 3 settembre) ma la reazione di Pechino, che per la prima volta ha voltato le spalle al regime votando a favore di un inasprimento delle sanzioni sulle esportazioni nordcoreane al Consiglio di sicurezza dell’Onu.
corea del Nord, Kim Jong-Un il furbetto: minaccia l'America per tenere a bada la Cina
Una rottura che covava già da tempo, e potrebbe avere origine nel desiderio di Jong-un di ritagliare a Pyongyang uno spazio di maggiore autonomia rispetto all’ingombrante alleato. Attualmente la dipendenza del primo dal secondo è fortissima, come riportano i dati forniti dall’Ocse (la Corea del Nord non fornisce stime sull’andamento della sua economia dal 1960): il 67% delle esportazioni e il 61% delle importazioni sono con la Cina. E ancor più robusta, anche se non facilmente quantificabile, è la dipendenza per gli scambi di valuta pregiata, ovvero dollari, euro e yuan. La moneta locale, il won, è puramente fittizia e non viene accettata in alcun negozio. In mancanza di meglio gli scambi avvengono tramite baratto. Jong-un ha provato ha rivalutare la divisa locale e indurre i cittadini a usarla, ma tutti i tentativi sono falliti proprio a causa della facilità con la quale ci si riesce ad accaparrare moneta straniera.
Ma l’intrusione cinese non finisce qui: molte aziende hanno cominciato a interessarsi agli operai nordcoreani, economicissimi e non in grado di chiedere condizioni di lavoro migliori. Già oggi molti lavorano nelle città al confine, dove possono recarsi solo dopo aver firmato un contratto che li costringe a cedere al governo nordcoreano oltre metà del loro stipendio. L’industria cinese potrebbe aumentare la sua influenza aprendo stabilimenti direttamente in Corea del Nord, i cui porti si trovano in una posizione comodissima per seguire le rotte del sud-est asiatico verso il canale di Suez e l’Europa.

Jong-un si è reso conto che l’abbraccio di Pechino sta diventando talmente stretto che presto potrebbe essere difficile distinguere il suo paese da una provincia cinese: per evitarlo ha deciso di giocare una complicatissima partita a tre coinvolgendo gli Stati Uniti e attirando su di sé - agitando il sempre efficace spettro dell’atomica - lo sguardo dell’opinione pubblica mondiale. Jong-un sa che finché il mondo lo temerà come una minaccia planetaria non rischia di essere fagocitato dal potentissimo vicino.

di Alfonso Francia

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