Listeria, dopo la ricotta tocca al taleggio: ritirato lotto contaminato

07 settembre 2017 ore 20:41, Micaela Del Monte
Ancora listeria nel formaggio, dopo il caso di ricotta contaminata è il turno del Taleggio Latte Crudo richiamato dal commercio per contaminazione da Listeria monocytogenes, il pericoloso batterio. Anche questa volta ad annunciarlo è stato il Ministero della Salute.

Listeria, dopo la ricotta tocca al taleggio: ritirato lotto contaminato
A essere interessato dal provvedimento di richiamo dal commercio è un lotto di formaggio fresco Taleggio latte crudo prodotto dalla azienda CAROZZI FORMAGGI srl BARZIO (LC), LOC. PRATO BUSCANTE. La comunicazione è stata dalla dallo steso Ministero della salute attraverso il portale dedicato ai richiami alimentari. Oggetto del richiamo un tipo di formaggio preincartato e porzionato commercializzato dai supermercati IPERAL SpA. Il lotto interessato è il n. 04 190 – ‘TALEGGIO LATTE CRUDO’ con scadenza 28/09/2017.

Chiunque l’avesse acquistato è invitato a non consumarlo e a riportarlo presso il punto vendita per ottenere la sostituzione o il rimborso.

LISTERIA
L’agente patogeno della listeria monocytogenes è un batterio che sopporta le basse temperature e può trovarsi in alimenti come il latte crudo, formaggi molli, carne fresca e congelata, pollame, prodotti ittici e prodotti ortofrutticoli. La malattia in genere si contrae in seguito all'ingestione di cibo contaminato.

SINTOMI
Il corredo sintomatico può non manifestarsi in procinto di un’infezione ridotta, mentre in caso contrario i disturbi interesseranno soprattutto la zona dell’apparato gastro-enterico. A distanza di poche ore dall’ingerimento dell’alimento contaminato potrebbe insorgere la gastroenterite acuta febbrile, invasiva o sistemica. Il pericolo aumenta in stato di gravidanza, con rischio di aborto, gravi problemi al feto, favorendo la prematura comparsa delle doglie e del parto. In soggetti anziani o debilitati a causa di altre patologie il batterio listeria può provocare la comparsa di meningiti, encefaliti e gravi setticemie, fino al decesso del soggetto. Generalmente l’incubazione del batterio necessita di tre settimane, ma i sintomi possono comparire anche dopo 70 giorni circa.

Chi ne viene contaminato può risentire di due forme: da un lato quella più diffusa, caratterizzata da diarrea poche ore dopo aver ingerito il cibo contaminato. La seconda, più grave e anche più rara, è invasiva o sistemica e può dare origine a sepsi, encefaliti e meningiti.
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